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Per la rubrica VISIONI IMMORTALI presentiamo "Tetsuo II: Body Hammer" (1992) di Shin'ya Tsukamoto

Tomoo Taniguchi è un uomo mite che conduce una vita normalissima; di notte, a volte, si trova a combattere contro incubi incomprensibili.

Un giorno mentre passeggia in un centro commerciale con la moglie Kana e il figlio Minori viene infastidito da due minacciosi energumeni. Si scusa, cerca di cambiare piano; quelli lo seguono. Uno afferra il bambino e lo porta via, l'altro inietta a Tomoo qualcosa nell'addome utilizzando uno strano macchinario. Il piccolo Minori è trascinato di peso sulla cima dell'edificio; davanti agli occhi del padre minacciano di farlo cadere dal cornicione.

I due forzuti torneranno a cercare il protagonista e la sua famiglia nella totale indifferenza degli altri cittadini; nemmeno sulla Polizia si può contare (a nessuno, comunque, viene in mente di coinvolgerla). La società intera sembra strutturata come le scuole medie degli anni '80, e Tomoo Taniguchi dovrà risolvere la situazione con la sua sola limitata forza fisica. 

Si iscrive a una palestra. Il ricordo dei due assalitori fa scattare dentro di lui qualcosa: a un tratto scopre di avere molte più risorse di quello che credeva.

La seconda volta che gli portano via il figlio, la misteriosa energia entra in azione: uno dei suoi avambracci subisce una metamorfosi, dalla carne si genera la canna d'acciaio di un'arma da fuoco. La rabbia di Tomoo è inarrestabile, incontrollabile: involontariamente uccide il figlio.

Ora gli uomini in giacca di pelle nera rapiscono Tomoo per trasformarlo in un'arma umana. Ignorano che  quella che sembra una vittima è in realtà figlio del primo scienziato che sperimentò la fusione tra carne e metallo (anche sui propri familiari): per questo è molto, molto più forte di tutti loro.

 

 

Dopo il relativo successo di Tetsuo – The Iron ManShin'ya Tsukamoto racconta una storia simile (non è la stessa: occorre ribadirlo) utilizzando un budget più cospicuo e con l'obbiettivo di coinvolgere il grande pubblico. La pellicola è a colori, ci sono meno sequenze in stop-motion, più dialoghi, l'elemento erotico non scompare ma viene messo in secondo piano. Tutto ciò è un male? Secondo molti, lo è. Secondo me, lo anticipo da subito, no. Anzi.

 


Non è solo una questione di colore o bianco e nero: Tetsuo II aggiunge molti validi ingredienti a quelli presenti nel primo film della serie.

 


1) Non si tratta più solo di fusione carne/metallo: gli uomini diventano delle armi da fuoco, delle macchine da guerra. È vero che verso la fine di Tetsuo – The Iron Man il protagonista era riuscito a generare dal suo corpo un lanciafiamme, ma non c'è paragone. In questo film gli uomini fanno il gesto di sparare, e sparano davvero: anche solo per una frazione di secondo la loro mano si è trasformata in una protesi metallica con bocca da fuoco. Da dove vengono i proiettili? È il corpo, fatto di carne e di metallo, a produrli. Immaginate: camminare disarmati e a un tratto, se si presenta un'emergenza, essere in grado di sparare. Nudi, poter affrontare chiunque. Il sogno di ogni individuo che si sente perseguitato. Il sogno di ogni sociopatico. 

2) Nel primo film il protagonista aveva una fidanzata, ma più che di un individuo ben delineato si trattava di una sua proiezione erotica/nevrotica. Qui Tomoo ha attorno a sé una famiglia. La moglie in particolare è una donna forte, gli salva la vita, lo consola; rimarrà sconvolta dalla sua metamorfosi inumana e alla fine del film prenderà una decisione non scontata.

3) La narrazione è lineare e comprensibile. Perché raccontare questa storia con molti flashback e salti temporali? Ce n'è uno, bello denso, e ci basta.

4) La paura del protagonista si fa concreta, più immediata rispetto al disagio del primo film. Non è più una generica “alienazione da società post-industriale". È vero che ci troviamo in una metropoli assolutamente "non a misura d'uomo", priva di spazi verdi, di luoghi pubblici, di bellezza, un mostro di acciaio e vetro che prefigura la sorte del protagonista, ma non basta: si aggiunge la paura della propria distruzione fisica. Non è un pazzo isolato a prendersela con Tomoo, ma una gang che conta decine e decine di affiliati pronti a tutto e che può permettersi di assoldare uno scienziato.

 


Facile trovare analogie con la storia del mostro di Frankenstein (le indimenticabili sequenze finali: il protagonista, ormai irriconoscibile patchwork di metallo e bocche da fuoco, affronta il nemico all'interno di un capannone industriale ampio come un castello, mentre fuori la notte è squarciata dai lampi). La scienza non sogna più di rianimare i cadaveri, ma di creare uomini-arma: una nuova specie che dominerà su tutti noi. Una volta ottenuto il potere vorranno fondare una nuova civiltà o semplicemente distruggere tutto?

 


È un vero peccato che Tetsuo II non abbia raggiunto il pieno successo commerciale. Se fosse stato un film americano ce l'avrebbe fatta, chissà... nel '92, purtroppo, erano davvero pochi nel mondo a interessarsi al cinema nipponico di genere.

 


Viene poi il problema di quel “II” nel titolo che fa rilassare troppo certi spettatori, e certi critici cinematografici: è un errore (a mio parere, grave), anche perché tecnicamente non si tratta di un sequel. Se il film si fosse chiamato Taniguchi Tomoo: The Human Weapon, senza riferimenti diretti al primo Tetsuo, sarebbe stato considerato in modo diverso? Il regista poteva collegarlo invece a due film successivi: Tokyo Fist (1995), che ha lo stesso stile di regia (ritroviamo letonalità blu, le inquadrature dal basso di enormi edifici, brevi sequenze in stop-motion di materiali in movimento, perfino una colonna sonora simile), e Bullet Ballet (1998), diverso come forma ma vicino nel contenuto, in un'ideale trilogia dedicata a personaggi che, costretti dalle circostanze, “scelgono la violenza” (per scoprire che la strada imboccata non porta affatto dove credevano). 

 


Alcuni hanno rimproverato a Tsukamoto di aver abbandonato con questo film “l'eversione” del primo Tetsuo. Allo sperimentalismo, personalmente, preferisco una storia raccontata bene e in modo chiaro, soprattutto al cinema. Questo non è solo un “film strano”, punta sulla storia, sui personaggi. Volevano la scena della trivella. non l'hanno avuta e ci sono rimasti male. Se poi Tetsuo II: Body Hammer ha vinto il Corvo d'argento al Festival Internazionale del Cinema Fantastico di Bruxelles (1992), a loro non interessa.

 

 

Non stiamo parlando di un filmaccio puramente commerciale, ma di una pellicola che possiede un valore storico all'interno del cyberpunk: è d'obbligo inserirla nella lista dei film di questa corrente artistica che hanno lasciato il segno. Lo stesso William Gibson, padre fondatore del movimento, lo omaggia all'interno del romanzo Luce Virtuale (1993): "Stavano parlando di questa catena di palestre giapponesi, chiamata Body Hammer. Le Body Hammer non offrivano i servizi delle palestre tradizionali; in effetti andavano esattamente nella direzione opposta, ed erano frequentate da ragazzini a cui piaceva l'idea di farsi iniettare tessuti fetali brasiliani e di farsi rinforzare lo scheletro con quelli che la pubblicità definiva materiali sofisticati" (W. Gibson, Luce Virtuale, Mondadori, Milano, 1994, p. 27).

 

 

Vi siete persi questo film spettacolare?

Rimediate subito, fregandovene altamente del maledetto “II” presente nel titolo.



scritto da: Andrea Berneschi, 22/02/2021


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