Drive In
MARCHIO DI DRACULA (IL)BLOODLETTINGHALLOWEEN 2 / IL SIGNORE DELLA MORTECAVALCATA DEI RESUSCITATI CIECHI (LA)ESPERIMENTO DEL DOTTOR K (L')OASIS OF THE ZOMBIESABOMINABLEHEADSPACEVENERDÌ 13 / INCUBO A MANHATTANINCUBO SULLA CITTÀ CONTAMINATAALLELUIASTRIDULUMREC 2LEVIATHANRIFLESSI DI PAURAHELL'S FEVER


Quinto Potere
IN THE FLESHDEXTERHAMMER HOUSE OF HORRORAMERICAN HORROR STORY: MURDER HOUSE


Enoch
AKUMETSULIBRO DEI MORTI VIVENTI (IL)LA STRADAAPOCALYPSE


Underground
GROUND FLOORDEAD GIRL WALKINGHALLWAYBLACK SHADOWS


Per la rubrica VISIONI IMMORTALI presentiamo "Tetsuo - The Iron Man" (1989) di Shin'ya Tsukamoto

Uno strano morbo si diffonde a Tokyo. Gli infetti cadono cade preda di incubi terribili (a pensarci bene, non diversamente da quanto accade al protagonista di Un lupo mannaro americano a Londra dopo il morso). Sentono il corpo che si trasforma in un ibrido di carne e metallo, vedono sul marciapiede cuori/motori pulsanti e fumanti, percepiscono una figura nera che si sveglia tra i relitti del subconscio, grottesche scene erotiche. Poi il corpo si trasforma davvero: compaiono appendici ferrose, armi e protesi rotanti, tubi di scappamento spuntano dai talloni. E anche la psiche cambia. Non solo perché vedono i ricordi come fossero una disturbata VHS. Non controllano più gli impulsi, scivolano verso la follia.

 


Il primo a venire infettato è un feticista che fa collezione di foto di sportivi. Seguendo qualche bizzarro obbiettivo, probabilmente divenire forte e veloce come una macchina, si apre una ferita nella coscia e cerca di innestarvi un tubo di ferro. La ferita si infetta, produce vermi; quello si spaventa, corre, viene investito da un'auto.

Al volante c'è un inoffensivo colletto bianco che pare Clark Kent, in compagnia della moglie. Sarà lui il secondo infetto. Un giorno, mentre si fa la barba, vede spuntare da una guancia un filo di metallo. Tagliente. Mentre va al lavoro si sente male, siede accanto a una donna e le passa senza volerlo il virus della fusione di carne e metallo. Anche lei subisce una mutazione, cade in preda a istinti omicidi, sessuali, di entrambi i tipi. Se la prende con l'impiegato; i due si rincorrono, lottano furiosi come fossero demoni o kaiju, con espressioni grottescamente esasperate. L'uomo vince.

Torna a casa, infetta la moglie. Perde il controllo, gli sale l'urgenza di eros e morte, la uccide durante un violento amplesso. Grida per il rimorso. Non è più umano.

 

 

Il feticista-ginnasta torna per vendicarsi. Lo scontro, mi sia permesso un paragone eretico, ha qualcosa in comune con quello tra Wolverine e Magneto nel primo film della serie X-Men (2000): l'impiegato mutante sfodera gli artigli, l'altro ha il dominio completo del metallo: lo sa attirare, respingere (e anche ossidare, arrugginire...).

 


Scritto, girato, prodotto, montato e interpretato da Shin'ya Tsukamoto, Tetsuo – The Iron Man è un film che spicca subito per la sua particolarità formale. Bianco e nero, uso della stop-motion, dialoghi pressoché assenti, una fotografia che ricorda le opere del surrealista Man Ray. Potrebbe essere visto anche come un video musicale lungo un'ora, o un'esperienza sensoriale o addirittura mistica. Risale al 1989, ma è invecchiato benissimo. Meglio della maggior parte di noi. 

Ebbe difficoltà a trovare chi lo proiettasse finché approdò al Fantafestival di Roma (1989) e fu acclamato come miglior film della manifestazione, riuscendo a riportare l'attenzione del pubblico europeo sul cinema giapponese indipendente.

Ispirato chiaramente a Videodrome (1983), aggiorna le visioni del maestro canadese e apre la strada al movimento cyberpunk.
Volutamente eccessivo, violento, espressionista, esplicito dal punto di vista sessuale: non sarà roba per tutti, ma entra di diritto nella storia dei film più innovativi e originali che siano mai stati girati. Tra i temi principali di questo cult ci sono l'incontro/scontro tra uomo e tecnologia (per la storia del rapporto traumatico tra popolo giapponese e tecnologia rimando all'essenziale J. Nacci, Guida ai Super Robot, Odoya, 2017), l'alienazione diffusa nelle grandi metropoli, la mutazione dell'essere umano in qualcosa che è più di un homo sapiens sapiens, e forse è il prossimo gradino della nostra evoluzione. O il portavoce di una vicina apocalisse.

 


Lo sfondo della vicenda è una città fatta di altissimi grattacieli, gallerie infinite della metro, fatiscenti bagni pubblici, capannoni e vicoli ingombri di detriti. Un insieme di non-luoghi che a vederli verrebbe solo voglia di distruggerli. Gli uomini e le donne che compaiono sullo schermo, se non fossero vittime del contagio che unisce carne e metallo (e che dunque probabilmente li salva) incarnerebbero quanto di più piatto e squallido una società industriale o post-industriale può produrre.

Eppure il genio di Tsukamoto proprio con questi elementi confeziona una storia emozionante (per quanto non risulti sempre chiara dal punto di vista narrativo), disgustosa, orrorifica, ricca di disperazione, rabbia e humor nero, che possiamo vedere e rivedere migliaia di volte scoprendo al suo interno nuovi particolari e nuovi significati. 



scritto da: Andrea Berneschi, 12/02/2021


comments powered by Disqus