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"La stanza" (recensione)!

C'è un temporale in corso. Una donna in abito da sposa si affaccia sul cornicione di un edificio e solleva i piedi per buttarsi di sotto. Proprio in quel momento suona il campanello. Alla porta c'è uno sconosciuto che si presenta come ospite dell'hotel gestito dalla donna e insiste per entrare. Eppure l'hotel è chiuso da anni, ormai è solo una casa privata. Cosa vuole davvero quest'uomo loquace e impiccione che nel giro di pochi minuti si è già insediato e sembra a conoscenza di troppe cose su di lei e sulla sua famiglia?

 

 

Su queste premesse, obiettivamente intriganti, si sviluppa La stanza (distribuito da Amazon Prime), il più recente tentativo del cinema italiano di allinearsi agli standard produttivi internazionali nel campo dell'horror. Nei confronti di operazioni come questa c'è sempre una certa curiosità, soprattutto da parte di noi appassionati che da decenni sogniamo il ritorno ai fasti degli anni settanta e che solo nell'ultimissimo periodo (dopo tanta sofferenza...) abbiamo potuto scorgere qualche timido ma concreto segnale di ripresa (penso soprattutto al più che dignitoso The Nest di Roberto De Feo). E quindi com'è, questo nuovo tentativo italiano di fare horror “come si deve”?

 

 

E' buono, diciamolo subito. La stanza vince sicuramente la sua scommessa produttiva, perché è un'opera diretta con mano sicura, azzeccata a livello visivo (si vedano per esempio le splendide inquadrature iniziali) e recitata da attori veri, come Edoardo Pesce e Guido Caprino. Sembra il minimo? Non lo è. Solo pochi anni fa avere a disposizione un film di genere che potesse giocare, a livello di realizzazione tecnica, nello stesso campionato della scuola spagnola anni 2000 (Bayona, Balagueró) o della Blumhouse era impensabile.

 

 

Appurato che in Italia siamo finalmente in grado di andare oltre gli scalcinati esperimenti di Federico Zampaglione, bisogna anche aggiungere che il film di Stefano Lodovichi non offre molto più di questo. I problemi sono soprattutto a livello di scrittura, non tanto per i dialoghi inevitabilmente basic (ma il genere questo richiede, non servono Flaiano e Sorkin) quanto per evidenti errori nell'impostazione della storia. Se infatti le premesse della trama sono adeguatamente misteriose e intriganti, e se la parte centrale si dipana in una dinamica da assedio domestico (Funny Games, The Strangers, Us...) svolta con buona professionalità ma senza particolari guizzi, è sul terzo atto che La stanza crolla.

Per funzionare, film come questo hanno bisogno di un colpo di scena finale o almeno di un terzo atto “forte”, capace di tirare le fila del discorso e di gettare una luce sorprendente sui tanti misteri disseminati fino a quel punto. Ebbene, evitando spoiler, il terzo atto del film di Lodovichi si affloscia mestamente in una risoluzione che poco aggiunge allo svolgimento corretto ma prevedibile della parte centrale. Con una chiusa così anonima La stanza perde gran parte dell'interesse fin lì costruito e rimane, purtroppo, poco più di una (buona) esercitazione.

 

 

Il discorso vale anche per il summenzionato The Nest: c'è da essere felici che le giovani leve dell'horror italiano dimostrino di sapere il fatto loro e di essere tecnicamente al passo con gli standard internazionali. Da adesso in poi però è lecito aspettarsi di più: non solo competenza tecnica, ma anche capacità di realizzare qualcosa di memorabile o almeno di personale. Negli anni settanta c'eravamo riusciti.



scritto da: Jacopo Rossi, 10/01/2021


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