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"Sputnik" (recensione)!

Il cosmo, che luogo affascinante! L'uomo ha sempre alzato gli occhi verso il cielo e si è chiesto cosa fossero quelle migliaia di luci che vedeva sopra la sua testa, ha provato a dargli un senso, ad associare loro degli attributi, dei poteri. A lungo si è pensato al cielo come a un confine, poi ci siamo resi conto che il cosmo può essere una meta. È diventato un luogo di espansione, da esplorare prima degli altri; negli anni della Guerra Fredda è stato un teatro infinito di una battaglia combattuta praticamente senza armi, per vincere fama e prestigio. Ma cosmo è anche oscurità, mistero, pericolo. Non solo per quanto può succedere al di là della nostra atmosfera, ma per quanto potremo riportare al di qua. La fantascienza ci ha costruito sopra migliaia di storie: non sono solo gli omini verdi che potrebbero cercare di conquistare il nostro pianeta e spaventarci, le minacce forse più pericolose sono quelle che cercano di entrare dentro di noi. Gli ultracorpi, i virus alieni, i parassiti, i simbionti.

 


La lezione di Alien non è stata dimenticata, neppure quaranta e passa anni dopo. Neanche in Russia, paese di provenienza di Sputnik, film d'esordio del regista Egor Abramenko e secondo il mio modesto parere una delle migliori sorprese del 2020.

 


Siamo nel 1983, una cosmonave russa si appresta a tornare sulla Terra con i due uomini di equipaggio, ma ventiquattro ore prima del previsto rientro viene perso ogni contatto radio. Quando la capsula atterra in mezzo alla steppa più sperduta solo un uomo è vivo, anche se ferito, mentre il secondo è deceduto, e sembra sia stato ucciso da una forza tremenda che gli ha staccato gran parte della testa. Il cosmonauta sopravvissuto, Konstantin, sostiene di non ricordare nulla di quanto sia successo, ma i dottori al centro di ricerca brancolano nel buio riguardo alle sue condizioni. Così viene convocata una promettente neuropsichiatra, la dottoressa Tatyana Klimova, che accetta di andare fino in Kazakistan per scoprire che l'amnesia è solo una piccola parte del problema: dentro lo stomaco di Kostantin si annida un parassita che ogni notte esce dal suo corpo e va in caccia di cervelli umani. Al centro di ricerca ovviamente sapevano tutto, e vorrebbero usare la minaccia del parassita alieno come arma...

 


La trama del film è piuttosto lineare, e qualsiasi spettatore che presti un minimo di attenzione si accorgerà immediatamente dove la pellicola vuole andare a parare. Ma lineare non è sinonimo di banale, e Sputnik fa quasi sempre la cosa giusta al momento giusto, prendendosi il tempo necessario per raccontarla bene. La cosa migliore del film è la relazione tra i personaggi, creata ottimamente con dialoghi credibili e ben recitati. La protagonista (Oksana Akinshina, vista anche in Bourne: Supremacy) è bravissima e riesce a essere una figura femminile forte senza scimmiottare necessariamente Ellen Ripley, Pyotr Fyodorov comunica molto bene la sua condizione di ospite non troppo volontario e da segnalare è la prova di Fedor Bondarchuk, il Colonnello Semiradov a capo del progetto, un cattivo da manuale che non diventa mai una macchietta.

L'orrore è freddo, glaciale, prolifera nella cieca obbedienza agli ordini, nel nazionalismo, nello scarico di responsabilità. In poco più di un'ora e mezza Sputnik riesce a raccontare bene tutti e tre, a descrivere le loro motivazioni e i loro caratteri senza perdersi troppo in spiegoni. Gli unici momenti non trascendentali sono quelli in cui viene narrata la storia del figlio di Konstantin, utili per spiegare le sue azioni ma alla fine un po' troppo melodrammatici per inserirsi dentro una cornice così asciutta.

 

 

I momenti horror non sfruttano facili jump scares ma sanno conquistare, con un ottima colonna sonora e un uso sapiente del sangue, dell'estetica da body horror che non si vede più così spesso.

 

Nota di merito anche per il mostro, che riesce nella difficile impresa di apparire allo stesso tempo terrificante e tenero, realistico e alieno. La buona riuscita del film si giocava qui, in una verosimiglianza scientifica che rende il tutto più intrigante.

 

 

Negli ultimi anni abbiamo visto una sequela di horror russi che hanno provato a scimmiottare gli americani con risultati mediocri: qui Abramenko ha guardato indietro, a un passato recente pieno di fascino e orrore, ed è riuscito a fare centro avvalendosi di un'ambientazione storica ricchissima di potenzialità tutte da sfruttare.

Ottimo b-movie!



scritto da: Michele Borgogni, 04/01/2021


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