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"Megan is Missing" di Michael Goi (2011), oggi virale sui social (recensione)!

Capita sempre più spesso di vedere delle produzioni datate tornare alla ribalta grazie ai social. Con gli strumenti moderni che il web offre tutto può diventare virale. È il caso di Megan Is Missing del regista americano Michael Goi, tornato sotto i riflettori a seguito di un tam tam continuo sul social Tik Tok. Il mockumentary horror uscito nel 2011 fu duramente attaccato dalla critica per la violenza espressa tanto da essere bandito in Nuova Zelanda. La sua distribuzione fu molto limitata. Il film non è mai stato doppiato in lingua italiana (la sua visione può essere fatta con sottotitoli in inglese).

 


Ma dove nasce il film? E perché è veramente così disturbante? Il regista Goi ha basato la sua idea su fatti reali. I dati parlano chiaro, ogni anno scompaiono 8 milioni di bambini. Di loro, la maggior parte delle volte non si hanno più notizie. Megan Is Missing ripercorre gli ultimi giorni di due ragazzine minorenni vittime di questo fenomeno sociale che molti sottovalutano. E lo fa in un modo da disturbare e terrorizzare lo spettatore, lo scenario peggiore che qualcuno possa immaginare. A tratti anche volutamente molto crudo. Come a dire “state molto attenti perché tutto questo potrebbe accadere ai tuoi figli”.

 


Megan e Amy sono due amiche. La prima più disinvolta e popolare, la seconda più riservata e timida. Il video mostra riprese fatte con il cellulare. Il regista ci vuole far conoscere e familiarizzare con le ragazze. Ce le mostra nella loro quotidianità fatta di feste (sesso, alcol e droga non mancano) e confidenze. Ed eccoci alla prima denuncia sociale da parte di Goi: l’uso illimitato e senza controllo di uno strumento pericoloso qual è il web. Megan infatti conosce un ragazzo online con cui organizza un incontro. Da quel momento la ragazza risulterà scomparsa.
La sua amica Amy dopo aver denunciato la sparizione alla polizia, inizia ad indagare personalmente. Ma le indagini termineranno con un'altra scomparsa: la sua. A distanza di mesi sarà ritrovata in un cestino dell’immondizia la telecamera. L'aguzzino ha registrato gli ultimi momenti della prigionia. E qui partono venti minuti di scene che nessun genitore vorrebbe mai vedere. Vengono proiettate brutalità ed umiliazioni tali da risultare traumatiche per qualcuno. Violenza sessuale, prigionia, schiavitù, perdita della condizione umana e depravazione. Tutto questo è racchiuso in quel filmato ritrovato. Non assistiamo a scene di mutilazioni o di sgozzamenti o splatter. Assistiamo ad una violenza mentale continua. Fino al tragico finale che molte volte risponde alla domanda “che fine ha fatto quella ragazza scomparsa?”.

 


Tutti su Tik Tok parlano di Megan Is Missing. Su Twitter è divenuto trending topic con oltre 55.000 tweet di discussione. A seguito di tanto successo il regista ha invitato tutti a non guardare il film da soli o di notte.
Non parliamo sicuramente di una pietra miliare del cinema horror. La pellicola appartiene ad un genere che ha come obiettivo quello di sconvolgere lo spettatore facendo crescere in lui un senso di nervosismo e angoscia fino a portarlo alla disperazione finale. Tutti stati d’animo che difficilmente si potrebbero ricreare ad una seconda visione. Tuttavia Megan Is Missing è un film da vedere assolutamente per coloro che ricercano un horror che vira più sulla violenza che sulla paura. Consigliato a un pubblico dallo stomaco forte.



scritto da: Jacopo Aloisi, 26/11/2020


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