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"Backcountry" (recensione)!

Nella storia dei film con bestie assassine gli orsi hanno trovato il loro giusto spazio anche prima di The Revenant: basti pensare a pellicole come il celebre Grizzly – L'Orso che Uccide, il piccolo Claws, a volte spacciato come suo seguito, o anche L'Urlo dell'Odio di Lee Tamahori. Nel 2014 ci ha provato anche Adam MacDonald, che ha coinvolto l'amico Jeff Roop e la brava Missy Peregrym (oltre a Eric Balfour in un ruolo secondario) per questo Backcountry, ispirato a una storia vera, disponibile solo in lingua italiana su Amazon Prime Video e in DVD da Midnight Factory.

 


La storia del film è molto semplice: un giovane appassionato di trekking convince la fidanzata cittadina e fanatica dello smartphone a trascorrere una vacanza campeggiando nelle selvagge foreste canadesi, i due si perdono ed entrano nel territorio di caccia di un enorme orso che non apprezza troppo gli intrusi. Riassumendo, è tutto qui. Backcountry si prende tutto il tempo necessario a introdurre i personaggi, delineare il rapporto tra loro, accennare a litigi e distrazioni senza calcare la mano, stando sempre attento a presentare una moderna coppia verosimile e a inserirla nella natura. Natura che, è ovvio, è fin da subito la vera protagonista. Silente, maestosa, impressionante, la foresta canadese lascia attoniti personaggi e spettatori, ci pone al cospetto di qualcosa di superiore da trattare con rispetto, quasi sottovoce. È feroce, perché la natura non perdona leggerezze e mancanza di preparazione. Fa conoscere sete, fame, paura. Ma non è malvagia senza motivo.

 


Backcountry non si può definire veramente eco-vengeance perché qui di vendetta non c'è traccia: nessuno sgarro all'ambiente o alla bestia feroce, nessuna ritorsione. Solo avventatezza e una serie di errori maledetti che portano verso l'inevitabile. MacDonald dimostra di conoscere molto bene il genere e si affida in primis a due attori che hanno lavorato soprattutto in tv ma sono comunque capaci di portare il film sulle loro spalle. Suo cugino Jeff Roop (già con lui sul set di Vampire High) è molto credibile per come cerca di mantenere la calma nonostante il casino in cui si è cacciato, Missy Peregrym (Heroes, Reaper...) è davvero brava a non rendere macchiettistica la trasformazione finale da ragazzetta viziata di città a donna pronta a tutto pur di sopravvivere. Poi, ovviamente, c'è l'orso.

 


MacDonald lavora di sottrazione: lo introduce poco alla volta, prima qualche indizio, poi tracce più sicure, infine il primo avvistamento. È sempre consapevole che il budget non avrebbe consentito scene spettacolari, quindi la mette sul piano dell'impatto e della concretezza, riuscendo in un piccolo miracolo con la scena dello scontro all'interno della tenda, brutale, straziante e memorabile. A saper guardare bene i limiti sono evidenti, ma passano in secondo piano rispetto allo shock delle carni che si dilaniano, ci riporta sulla Terra e abbandonano ogni velleità poetica o filosofica. Quello che conta è la sopravvivenza.

 


Da lì in poi era inevitabile che il film scadesse in un finale se non scontato almeno parzialmente rassicurante. La fuga per la sopravvivenza finale offre qualche buon momento action e una recitazione sempre più che all'altezza, ma il climax era ormai superato e l'attenzione ovviamente scesa. Non è una colpa troppo grave, ma resta la sensazione che una migliore gestione dei tempi avrebbe reso Backcountry ancora migliore. In ogni modo, più che consigliato!



scritto da: Michele Borgogni, 08/10/2020


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