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THE BODY SNATCHER - rubrica di Andrea Gibertoni. Oggi parliamo di "Dove comincia la notte"

 

                                                 “Un tempo mio padre e mia madre si erano voluti tanto bene.                                                              Qui li invidiavano tutti e dicevano che erano bellissimi,                                                                                                                       troppo fortunati…”

 

 

Irving Crosley, unico figlio di un professore di liceo morto da poco, ritorna dopo diverso tempo nella cittadina natale per risolvere alcune questioni legate all’eredità. Irving e la madre se ne andarono 14 anni prima, a causa dello scandalo provocato dalla relazione del padre con una allieva sedicenne di nome Glenda Mallory, che si suicidò dopo aver scoperto di essere rimasta incinta. Pertanto Irving decide di donare la villa in cui il padre ha abitato negli ultimi anni alla famiglia di Glenda, a titolo di parziale risarcimento. L’ intenzione del ragazzo è di fermarsi pochissimo, giusto il tempo di sbrigare le pratiche relative alla donazione, anche perché la villa è per lui fonte di ricordi dolorosi e così si sistema in un albergo. Ma la sera stessa del suo arrivo, un anonimo, che si dice ex collega del padre, gli telefona in camera per dirgli che la ragazza in realtà è ancora viva. Ma non è l’unico ad esser convinto di ciò: una vecchia compagna di scuola di Glenda afferma di averla incontrata di recente; poi c’è una giovane bibliotecaria, incaricata dal curatore di registrare i libri rimasti nella villa, che avrebbe trovato un volumetto, tutto annotato recentemente dal professor Crosley,  con riferimenti continui a Glenda. Deciso ad andare a fondo della strana faccenda, Irving si stabilisce nella vecchia casa per indagare su di una storia che comincia ad assumere dei risvolti assai misteriosi. Inevitabilmente il suo soggiorno si prolunga oltre il previsto, malgrado le frequenti richieste di sua madre, che lo scongiura di tornare a casa. Nel frattempo accadono nella villa cose inspiegabili: sebbene infatti non piova da settimane, dal tetto sgocciola acqua; si sente il tintinnio di decorazioni natalizie “fantasma” appese a un lampadario inesistente e il telefono, staccato da tempo, squilla nelle ore più disparate. In una botola in giardino poi, viene rinvenuto un flaconcino di smalto per unghie, ancora freschissimo, nonostante la ditta produttrice sia fallita da 11 anni. Irving, con l’aiuto di un paio di ragazzi del luogo, verrà così a capo di un segreto agghiacciante che lo condurrà a guardare dritto negli occhi i più bui abissi della follia.

 


Girato con un budget di soli 800 milioni di vecchie lire nel 1990 in Iowa, su soggetto e sceneggiatura di Pupi AvatiDove comincia la notte si inserisce perfettamente nel solco delle migliori produzioni di genere del maestro bolognese.

Infatti, pur essendo la regia firmata ottimamente dal debuttante Maurizio Zaccaro (che grazie a questo film si aggiudicherà il David di Donatello come miglior regista esordiente), il film risente in modo molto marcato della tipica impronta avatiana, a partire dall’atmosfera intrisa di mistero e raffinata suspense.

Dove comincia la notte, a dispetto di una locandina fuorviante che promette sangue a profusione, è sostanzialmente una storia di fantasmi nell’accezione maggiore del termine e in cui i personaggi sembrano costantemente in balia degli eventi.

mbientato nella sonnacchiosa provincia americana in cui i ritmi scorrono lenti e la vita è scandita dagli inviti a cena a casa di amici e dalle dicerie e/o pettegolezzi che ne seguono, il film si adatta fin da subito a questa particolare cadenza, lasciando decantare piano gli eventi e aumentando così la curiosità nello spettatore.

Si può dire che, pur senza voler esagerare con le forzature, Dove comincia la notte per alcuni aspetti possa ricordare un po’ una sorta di corrispettivo americano de La casa dalle finestre che ridono, nonostante non ne abbia la stessa potenza visiva e risulti molto più “pulito”.

Da notare che la troupe è la stessa che, nei medesimi luoghi, aveva appena terminato di girare Bix, diretto da Avati stesso, e con un cast interamente statunitense. Tuttavia, anche nella scelta degli attori, si può notare come certe figure richiamino alla mente, penso in maniera voluta, altri personaggi già visti.

E così, se la bella Cara Wilder (che interpreta Nora) ricorda in maniera impressionante Anne Canovas, ovverosia la Alessandra di Zeder; il protagonista Tom Gallop (Irving) somiglia moltissimo a un giovane Carlo Delle Piane, quasi ne fosse una versione più moderna e anglosassone.

 


L’impressione è che Avati, coadiuvato alla perfezione da Zaccaro, abbia voluto mettere in scena qualcosa che, seppur diverso rispetto a quanto prodotto fino a quel momento, possa comunque fornire dei piccoli segnali, a mò di traccia, per dare un forte senso di déjà-vu che prosegue anche dopo il termine del film.

In buona sostanza mi sento di dire che Dove comincia la notte è una pellicola che tratta in modo fine ed elegante un fantastico accennato e suggerito, più che  effettivamente presente; nondimeno l’arcano e una potente sensazione di inquietudine la fanno indubbiamente da padroni per tutta la durata della pellicola.

A mio modestissimo avviso, ritengo che questo sia uno di quei piccoli gioiellini accantonati un po’ troppo frettolosamente, soprattutto ora che dall’estero arrivano non poche proposte che si inseriscono in questo filone e che vengono, anche giustamente, accolte con entusiasmo.

A maggior ragione allora, trovo che allo stesso modo non ci si dovrebbe dimenticare di quando certe cose belle le facevamo noi.



scritto da: Andrea Gibertoni, 27/07/2020


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