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"The Hunt" (recensione)!

Ormai quella di "film scandalo" è un'etichetta utile soprattutto per il settore marketing. Volete un successo? Fate sì che il vostro film venga definito oltraggioso, scorretto, controverso, scandaloso. Funziona quasi sempre, fin dai tempi di Gola Profonda o (per restare dalle parti dell'horror) di Non aprite quella porta. Ricordate la locandina? "Non è solo un film! È realmente accaduto!" E censori e produttori cominciarono a gioire. Oggi siamo nel 2020 e lo spettatore si è fatto più smaliziato, è più difficile stupirlo e fargli credere che quanto accade sullo schermo possa riflettere la realtà o persino strumentalizzarla. Ma c'è ancora una categoria di persone pronta a scandalizzarsi e a invocare la censura: chi i film non li guarda.

 


È un po' quello che è successo a The Hunt, film che avrebbe dovuto uscire a settembre 2019 e che la Blumhouse aveva fatto di tutto per etichettare come controverso, satirico, politicamente scorretto. Lo sceneggiatore Damon Lindelof (quello di Lost e Watchmen) aveva avuto questa idea per una satira di grana grossa, bella sanguinosa e urticante, e Jason Blum aveva cominciato a fregarsi le mani. Poi come spesso succede la realtà ha messo ha superato a destra la fantasia senza neppure mettere la freccia, e negli USA ad Agosto nel giro di 24 ore due sparatorie a Dayton e a El Paso hanno fatto più di trenta morti. Alla disperata ricerca di un colpevole alternativo alla lobby che si oppone al controllo delle armi, Donald Trump ha twittato dando la colpa degli omicidi all'odio fomentato da Hollywood. Alla Universal (che distribuisce il film) si sono guardati intorno e si sono resi conto che stavano appunto pubblicizzando The Hunt come violento, insensibile, pericoloso; così se la sono fatta sotto e hanno rinviato l'uscita a data da destinarsi.

 


Per un po' addirittura è parso che di questo film non si dovesse più parlare, ma Jason Blum è uno che (giustamente, intendiamoci!) non si ferma di fronte a nulla. Come sfruttare la nuova polemica a scopi commerciali? Con una locandina come questa, per esempio.



"DEMENTED! EVIL! NOT APPROPRIATE! Il film più discusso dell'anno è un film che nessuno ha ancora visto." E così l'attesa per The Hunt si è fatta spasmodica, anche legata al fatto che con l'horror controverso e politico Blum aveva già fatto faville per Get Out e la saga di The Purge. La data di uscita slitta al 13 Marzo e ci sarebbe stato da aspettarsi sfracelli al botteghino, ma purtroppo per tutti ci si è messo di mezzo il Covid 19 a chiudere i cinema di mezzo mondo e a convincere anche gli americani che potevano che forse era meglio rimanere a casa. Incassi bassini, quindi, ma il tentativo di una nuova distribuzione online ha finalmente portato ad Aprile The Hunt all'attenzione degli appassionati.

 


E quindi, dopo tante chiacchiere, com'è questo film? Si meritava tutte queste polemiche?
Rispondiamo prima alla seconda domanda: non proprio. The Hunt mette in scena la classica lotta tra violenti redneck complottisti e fanatici delle armi e miti intellettuali di sinistra politically correct, ma invece di rifare The Purge o Non aprite quella porta decide di invertire i ruoli: i bifolchi diventano prede, i moderati sinistri i cacciatori. Per una volta le prede non sono poi così indifese, anzi sanno bene cosa sta succedendo: il Manorgate è una leggenda metropolitana che circola da molto tempo, tutti sanno tutto di questa caccia all'uomo che si ripete ogni anno, dove le elite si prendono gioco del popolo, massacrano i "deplorevoli" ridendo della loro inferiorità. Dodici redneck vengono rapiti, portati in un luogo segreto (probabilmente nel Vermont, o magari dall'altra parte del mondo...), gli vengono date delle armi per provare a difendersi ma i cacciatori sono semplicemente troppo ricchi, troppo potenti, troppo preparati, e il massacro prosegue inarrestabile. Finché non entra in gioco Crystal, vera e propria furia divina interpretata da Betty Gilpin, che non ci sta certo a farsi ammazzare e passa al contrattacco.

 


The Hunt è evidentemente una roba grezza che non pretende di raccontare chissà quale verità sul mondo, e si bea della propria posizione di neutralità per prendersi gioco di destra e sinistra, di cacciatori boriosi e insopportabili e prede idiote indifendibili. A un livello più profondo prova a imbastire un discorso su fake news, percezione della verità e ruolo dell'informazione, ma insomma a Lindelof e Blum interessa più il sangue che la sociologia, e ci vogliono giusto due minuti per rendercene conto. 

 


Il bello invece è che la parte del massacro funziona alla grande. Innanzitutto c'è una grandissima capacità di gestione del ritmo, con un inizio al fulmicotone che presenta tre o quattro cambi di prospettiva e almeno un paio di morti memorabili. Ci sono anche attori di un certo qual nome (Emma Roberts, Justin Hartley...) quindi si fa anche un po' di fatica a capire chi sarà il protagonista della vicenda, questo ovviamente finché non entra in scena la Gilpin a chiarirci le idee. E credetemi, ce le chiarisce eccome, le basta uno sguardo per rimetterci tutti al nostro posto perché da ora in poi si fa sul serio. Già l'attrice si era dimostrata bravissima in Glow, ad esempio, ma qui veramente vola altissimo: una badass credibile con il giusto grado di cattiveria, dolcezza, arroganza, persino le frasi giuste al momento giusto. Una specie di John Wick del Mississipi per capacità di pestare chiunque in ogni modo, risollevarsi e ripartire. Propongo altri sette-otto film con lei protagonista, anzi facciamo così datemi direttamente un mondo alternativo dove farla interagire con John Wick, l'Atomica Bionda, magari Becky e Boyka giusto per gradire. Quando la Gilpin si prende la scena The Hunt diventa un giochino divertentissimo, roba da divorarsi due kg di popcorn e lanciarne un altro mezzo kg per aria tra esaltazione e risate. Una roba stupidamente appassionante.

 


C'era bisogno di tutta questa polemica su The Hunt? No.

C'era bisogno di The Hunt? Certo che sì! E allora ringraziamo Lindelof, Blum, il regista Craig Zobel che ci mette del suo (o almeno ci prova), la Gilpin, Emma Roberts, la rediviva Hillary Swank... tutti quanti! L'horror è bello anche così, non serve sempre essere troppo seri. Anzi qualche volta è meglio non esserlo, perché quando vuole passare per intelligente The Hunt ci fa la figura del cugino scemo, quando si abbandona alla propria scemenza vince tutto.



scritto da: Michele Borgogni, 29/06/2020


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