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"Gretel e Hansel" (recensione)!

Conoscete la storia di Hansel e Gretel, vero? Due bambini vengono abbandonati nel bosco dal padre poverissimo taglialegna dietro richiesta della madre malvagia, perché il pane in famiglia non bastava per tutti. Dopo molto girovagare trovano una casetta isolata tutta fatta di dolciumi, e cominciano a mangiarla, quando scoprono che è di proprietà di una vecchietta decrepita che tutta sorridente li invita dentro. Dopo averli fatti abbuffare li mette a letto e infine li imprigiona rivelando il suo malvagio piano: vuole farli ingrassare per poi mangiarli! Per loro fortuna la stregaccia è mezza ciecata e con uno stratagemma riescono prima a prendere tempo e infine a mettere lei a cuocere nel forno. Il meraviglioso lieto fine non solo vede i due bimbi salvi: Hansel e Gretel trovano un mucchio di pietre preziose, ritrovano la via di casa, riabbracciano il padre e scoprono che la madre è morta. E tutti vissero felici e contenti.

 


Una così bella storia di abbandono, odio familiare, cannibalismo e omicidio ha impedito anche il classico trattamento Disney toccato a praticamente ogni altra fiaba dei Grimm. Oddio, a dire il vero esiste un Hansel e Gretel andato in onda sul Disney Channel americano nel 1983... e mai dopo quel giorno. E il regista era nientemeno che un giovane Tim Burton, che all'epoca non aveva ancora esordito al cinema! Tim (ancora lontano dal rincoglionimento moderno che ha dato vita ad esempio al vuotissimo Alice in Wonderland) ne fece una versione bislacca con due bimbi giapponesi che combattono una strega con stelle ninja di marzapane. Non ci credete? Guardate un po'!


Tra le altre trasposizioni mi piace segnalare quella del 2013, in piena ondata di fiabe action postmoderne, data in cui il prode Tommy Wirkola ci ha regalato il suo Hansel e Gretel – Cacciatori di Streghe. Si poteva temere una schifezzuola alla Biancaneve e il Cacciatore, ma Tommy è uomo saggio (non a caso è regista dei due simpatici Dead Snow) e l'ha buttata in caciara fin dall'inizio. Il trash consapevole è quantomeno divertente, e l'atmosfera da b-movie di lusso è ben riuscita.

 


Ma arriviamo a questo funesto 2020, che qui non si parla di Hansel e Gretel ma – attenzione al ribaltone – Gretel e Hansel! Nelle settimane pre-covid il film è anche riuscito a ritagliarsi uno spazio importante nelle sale cinematografiche statunitensi, raggranellando un discreto incasso sebbene con recensioni tiepidine. Non vogliamo ignari critici mainstream, si parla di horror! Anzi, potremmo dire di folk horror, che da The VVitch in poi è tornato più in voga che mai. E Gretel e Hansel è proprio un bell'esempio di cinema, girato coi controcoglioni e con mano autoriale evidentissima dal bravo Osgood "Oz" Perkins, figlio di Anthony e già regista degli ottimi February e Sono la bella creatura che vive in questa casa.

 


Dico mano autoriale evidentissima perché sono pochi i registi riconoscibilissimi fin dalle prime inquadrature come Oz: macchina fissa, spazi ampi ed altissimi, composizione di ogni inquadratura studiata nei minimi dettagli, atmosfere sospese, protagoniste spesso giovani e ultra talentuose. In February c'erano Emma Roberts e Kiernan Shipka, in Sono... Lucy Boynton (e Ruth Wilson), qui Gretel è Sophia Lillis, meravigliosa interprete capace di comunicare interi universi emozionali con uno sguardo, un movimento, un'esitazione. L'avete già vista tutti in It, vero?

 


La storia almeno all'ìnizio è più o meno quella classica: il babbo non c'è ma la mamma spedisce i bimbi nel bosco perché non c'è da mangiare per tutti, e perché sennò potrebbe fare di peggio. La variazione principale è che Gretel non è più una bambina ma una adolescente che sta per diventare donna, e che sopporta il povero e ignaro Hansel come un peso necessario. Non solo: pare anche che le stia per succedere qualcosa di più grande, visto che appena messo piede nel bosco comincia a sentire delle cose, come un richiamo verso il suo vero destino, la sua reale identità.

 


E allora, senza fare anticipazioni che rovinerebbero tutto, Gretel e Hansel parla di iniziazioni esoteriche, conoscenze nascoste, ruoli ancestrali e duali da riscoprire e reinventare. Non più solo protagonista / antagonista ma insegnante / alunno, madre / figlia, fratello / sorella, giovane / anziano, uomo / donna e così via. Parla del rifiuto del ruolo classico e del prezzo che c'è da pagare per ottenere qualcosa, e se il richiamo a The Vvitch vi sembra sempre più forte ebbene, non avete torto.

 


Non è perfetto, Gretel e Hansel, soprattutto per un uso della voce narrante stucchevole che stona con il resto. Si potrebbe dire che non è film per tutti perché molto estetizzante, lento, raffinato, molto dark e pochissimo pop. Decidete voi se questi per voi sono pregi o difetti. Gretel e Hansel è però un film interessante da morire, arguto, personale, coraggioso, che non cade nei facili jump scare e non tralascia nulla, anzi lancia diretto come una freccia il proprio messaggio, mai rassicurante, che si insinua dentro e inquieta, per giovani adulti ma senza un briciolo di retorica. Proprio come una fiaba dei Grimm.



scritto da: Michele Borgogni, 11/05/2020


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