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THE BODY SNATCHER - rubrica di Andrea Gibertoni. Oggi parliamo di "Nero."

"Nella notte...

fredda e scura...

Chi ha paura?

Chi ha paura?

Ha paura...

l'assassino

di incontrare il suo...

destino!"

 

 

NERO. (Italia, 1992)

 

Scritto inizialmente nel lontano 1984, Nero. (mi raccomando il punto) doveva essere, nell'idea originaria dell'autore Tiziano Sclavi - il “papà di Dylan Dog” - una semplice sceneggiatura per un fumetto. Fumetto che però non vide mai la luce. Così, sette anni dopo, la casa editrice Camuniadel compianto Raffaele Crovi lo pubblicò come romanzo, senza tuttavia privarlo dell’ossatura tipica di uno script.

Una voce fuoricampo descrive freddamente gli ambienti, i personaggi, e arriva persino a suggerire a un ipotetico regista le inquadrature da utilizzare. Tutto questo con uno stile scarno e stringato che mescola abilmente horror e noir a suggestioni che oggi non esiteremmo a definire weird.

Il libro però, nonostante la grande spinta data dagli albi dell’Indagatore dell’incubo, che in quegli anni può contare su cifre di vendita impressionanti, non ottiene i risultati sperati.

Peccato perché, al di là di qualche piccola sbavatura a livello strutturale, la storia, caratterizzata da una narrazione febbrile e pregna del black humour tipico di Sclavi, non è affatto male. Ma, si sa, l’Italia – ieri come oggi – non è un paese per lettori e allora perché non tentare di trasporre tutto sul grande schermo? In fin dei conti, non sarebbe la prima volta che una pellicola tratta da un’opera letteraria passata inosservata arrivi poi a sbancare i botteghini…

E sono in diversi a credere alla validità del progetto, non ultimo Claudio Argento, un signore che di cinema e di buone sceneggiature se ne intende eccome, fratello di quello che nel 1992 è ancora uno dei più famosi e stimati registi horror, e non solo in Italia (Dario Argento, di cui ha prodotto numerosi film). E deciderà di produrre anche Nero, insieme a Giovanna Romagnoli.

 

 

La regia viene affidata a Giancarlo Soldi, giovane film-maker che però può già vantare una discreta esperienza, essendosi fatto le ossa con documentari, cortometraggi e avendo anche lavorato per un periodo per la TV. Nel cast vengono arruolati dei nomi che, in quell’Italia in cui è da poco scoppiato il bubbone chiamato Tangentopoli, sono piuttosto in voga. Stiamo parlando di Sergio Castellitto, attore molto apprezzato e versatile, e Chiara Caselli, che è appena tornata dagli USA dove ha recitato in My Own Private Idaho (in italiano Belli e dannati) a fianco di River Phoenix e Keanu Reeves e diretta da Gus Van Sant, che non è proprio uno qualunque.

 

 

La trama potrebbe sembrare semplice, ma questo solo a una prima occhiata in quanto ci accorgiamo fin da subito che, come in certo horror europeo “colto” di stampo polanskiano (e la mente va a L’inquilino del terzo piano) a farla da padrone è il “chi è chi?”.

Ambientato in una Milano mai così cupa, Nero. si snoda attorno a un continuo carosello di avvenimenti surreali e figure allucinanti. Si tratta sostanzialmente di un macabro girotondo in cui una male assortita coppia di amanti - apparentemente svampita lei (in realtà cinica e doppiogiochista), insicuro e nevrotico lui - si trovano alle prese con una serie di situazioni ai limiti dell’assurdo e con un cadavere chiuso in una valigia che continua a sparire e a riapparire. Assistiamo così a una girandola incredibile di vicende e di personaggi quasi grotteschi, tra i quali abbiamo anche un laido investigatore privato (interpretato da un ottimo Luis Molteni) e un boss della malavita alquanto insolito. Da segnalare poi un bel cameo del leggendario Hugo Pratt nei panni di un torbido commissario di polizia.

Soldi e Sclavi (che rimette mano alla sceneggiatura) si divertono così a ribaltare continuamente i ruoli, fino ad arrivare a confondere volutamente lo spettatore, privandolo di ogni certezza. E così, dopo varie vicissitudini si arriva al finale che, pur discostandosi notevolmente rispetto al romanzo, mantiene una certa atmosfera.

 

 

Massacrato dalla critica e poco premiato anche dal pubblico, Nero. riuscì comunque ad arrivare all’estero e, distribuito in Francia e USA ottenne discreti consensi e - si dice - anche l’apprezzamento di un giovane Quentin Tarantino. A essere onesti non è un film perfetto, tutt’altro, e risente soprattutto della scelta sbagliata dei due interpreti principali. Castellittoinfatti, pur applicandosi e mettendoci molto mestiere, non sembra del tutto adatto al ruolo e in più di un’occasione appare quasi spaesato. Chiara Caselli dal canto suo risulta poco credibile nel ruolo di ambigua dark lady, e alcuni passaggi che nel romanzo hanno un bell’impatto qui si perdono un po’, vittime di una certa insipidità.

 

 

Tuttavia i momenti più riusciti si fanno ricordare con grande piacere ancora oggi, uno su tutti la famigerata scena a metà tra l’horror e la commedia tragica in cui un corpo inavvertitamente impiccato alla ringhiera di un balcone penzola nel vuoto per diverso tempo, mentre Non voglio mica la luna urlata a squarciagola da Fiordaliso contribuisce ad aggiungere al tutto un’ulteriore nota di stralunata follia.

 

 

Possiamo allora concludere la nostra analisi concludendo che, pur non essendo esente da difetti (anche rilevanti), possiamo considerare Nero. come un esperimento forse non del tutto riuscito, ma sicuramente interessante. Inoltre credo abbia pagato il fatto di essere – in un certo senso - troppo avanti per i tempi; sono decisamente convinto infatti che, alla luce dei 27 anni abbondanti trascorsi dalla sua uscita nelle sale, Sclavi e Soldi siano stati tra i primi a percorrere una strada che in seguito verrà solcata con più fortuna da molti altri.

In generale, penso che si tratti di un’opera che meriti di essere assolutamente riscoperta e che magari, se rivista e opportunamente corretta, potrebbe costituire una delle poche operazioni di remake ad avere davvero un senso e uno scopo; lasciandoci ancora una volta piacevolmente angosciati e con una forte sensazione di straniamento mentre cerchiamo inutilmente di dare una risposta a tutto.

Esattamente come quel punto, solitario e misterioso, piazzato nel titolo.



scritto da: Andrea Gibertoni, 30/04/2020


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