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"Il sacrificio del cervo sacro" (recensione)!

Sarebbe un delitto fare spoiler su Il sacrificio del cervo sacro di Yorgos Lanthimos; non se lo merita proprio. Invece di scrivere una recensione vera e propria su questo film darò alcune ragioni per invogliare a vederlo; per me è imperdibile, e consacra definitivamente il regista, autore di quei capolavori che sono Kynodontas (conosciuto anche come Dogtooth) e The Lobster, mettendolo alla pari di mostri sacri come Cronenberg e Haneke.
 

-  Il meccanismo fondamentale che regge la trama viene svelato solo all'inizio del secondo tempo, eppure fino a quel momento lo spettatore non avverte noia né disorientamento. Ottenere quest'effetto, direi, non è per niente facile.


-  E infatti, come lo si ottiene? Battute perfette, ottima fotografia, colonna sonora efficace. La narrazione scorre con calma, come un fiume tranquillo e dalla superficie limpida... ma sotto il pelo dell'acqua, impossibile non renderesene conto, c'è qualcosa di grosso in agguato. 

 

-  È un horror? Appartiene a quei film il cui genere può essere messo in discussione, ma che a mio parere rientrano di diritto nella categoria, come Il cigno nero di Aronofsky, Funny games, Il  settimo continente, o per restare in Italia Primo Amore e Dogman di Matteo Garrone.


-  Il villain spaventa senza dover urlare, fare scene da pazzo o ricorrere ad altre cose già viste e riviste. Un cattivo così originale non si vedeva da tempo.


-  Dopo aver visto il film ho letto che è liberamente tratto dalla tragedia Ifigenia in Aulide (tranquilli: nemmeno se si conosce questa storia si può indovinare dove vada a parare la storia del chirurgo). Conferma di una cosa che penso da tempo: i migliori horror sono per noi quello che le tragedie erano per il mondo classico, riguardano le scelte, il destino, la sofferenza, la terribile durezza della vita, la morte. Fanno riflettere e provocano una catarsi.


-  In realtà Il sacrificio del cervo sacro mi ha ricordato molto un vecchio romanzo di Stephen King di cui non si parla quasi più, bellissimo e dotato di un potente motore narrativo, ma per non rivelare troppo non lo nominerò. Altro collegamento letterario a prova di spoiler: il personaggio di Martin potrebbe essere uscito da un libro di Antoine Volodine. Terzo: non so se è solo un'idea mia, ma le caratterizzazione psicologiche (e psicosomatiche) dei personaggi mi hanno fatto venire in mente i film e i fumetti di Jodorowsky.


-  Il cast: accanto a Colin Farrell e Nicole Kidman, bravissimi, a Bill Camp (il commissario di The Night Of, serie tv da non perdere) e un'irriconoscibile Alicia Silverstone (la bionda nei video degli Aerosmith!) c'è un terzetto di giovani che spero rivedremo ancora: Barry Keoghan, Raffey  Cassidy, Sunny Suljic.

 

-  Non c'è niente di troppo e nessun ingrediente che manca; nessun dialogo è già sentito e nessuna scena cade nel patetico o nella retorica. Anche il sangue, che pure si vede, non viene sparso in modo gratuito.

 

 

Buona visione!



scritto da: Andrea Berneschi, 11/07/2018


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