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Luigi Musolino, "Nelle crepe" (recensione)!

“Il quartiere invecchiava e moriva.

Le crepe erano le rughe e la mappa del suo declino.

Il quartiere invecchiava e moriva, e proprio come il suo più vecchio e stanco abitante, il quartiere non voleva morire.

Nella stolida fermezza dei condomini grigi, nei cortili catramati divenuti ritrovo di piccioni e scarafaggi, nelle botteghe con le serrande abbassate e nelle vetrine sudicie di tabaccherie stipate di giocattoli che nessuno avrebbe mai comprato, era percepibile il decadimento di una zona della metropoli che un tempo era stata rigogliosa”. 

 



Partiamo da lontano. Ricordate quel capolavoro che era Candyman? Una ricercatrice universitaria compiva una discesa negli abissi di un quartiere degradato che la portava in contatto con un mostro al confine tra leggenda urbana e realtà. Erano gli anni ’90 (il racconto The Forbidden, da cui il film prende le mosse, è uscito nel 1985 nel quinto dei barkeriani Libri di Sangue), le riprese erano state effettuate sia in Inghilterra che negli U.S.A: cosa voleva dire, allora, per Barker e per il regista Bernard Rose “degrado”? Quartieri-ghetto, riservati quasi esclusivamente a minoranze etniche o a bianchi impoveriti, bande di delinquenti, appartamenti abbandonati, violenza diffusa, razzismo, e l’ombra del decennio thatcheriano e dei suoi disvalori. 

 


E se un autore horror volesse scrivere qualcosa sul nostro “degrado”? (Eh già; chi l'ha detto che un racconto "di genere" non possa parlare di problemi reali?) Cosa significa, oggi, in Italia, questa parola?

 

 

Alcune risposte potrebbero essere: l’incapacità di guardare al futuro. L’immobilismo sociale e culturale. La mancanza di speranza. L’arrendersi davanti alla corruzione, all’inquinamento, allo sfacelo di monumenti e opere d’arte, alla presenza continua degli spacciatori d’eroina e dei tossici. I vecchi che sopravvivono con la pensione minima, abbandonati da tutti, che possono parlare solo con un merlo in gabbia…  

 

 

Nelle crepe ci porta proprio all'interno di questo  scenario. Ecco allora la paura del decadimento, della malattia e della morte. Coinvolge il vecchio protagonista di questo lungo racconto ma anche il quartiere di Rosella, che sorge in una zona abitata fin dai tempi dei celti, ed ha acquisito coscienza e volontà.  

 


Ci accompagna in questa discesa Luigi Musolino, un grande autore che padroneggia alla perfezione la prosa, i suoi ritmi e le sue sfumature, ed è in grado come pochi altri di descrivere le segrete intermittenze del cuore umano, i confini mai netti tra tragedia e farsa, i tentativi di una mente che vuole restare aggrappata alla realtà quando comincia a sentire l’odore acre della follia.

 

 

  
Inutile girarci attorno: Nelle crepe di Luigi Musolino, uscito per la prestigiosa Collana Miskatonic curata da Andrea Gibertoni e Giulia Cigni, è uno dei più bei racconti horror italiani che abbiamo letto negli ultimi anni. Potremmo sbagliare, ma azzardiamo lo stesso dicendo che sentiamo al suo interno echi di Stefano Benni e di Buzzati. Innegabile è invece la vicinanza al filone lovecraftiano (l’atmosfera, i richiami ad antiche divinità precristiane; ci sono anche pseudobiblia inventati ad hoc come Scienza dei Necromilieu) e a quello gore: le scene in cui predominano gli elementi disturbanti sono uno dei particolari più riusciti del libro. 

 


Da leggere!




scritto da: Andrea Berneschi, 10/08/2017


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