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"Split" (recensione)!

Tre ragazzine vengono rapite da uno strano tipo che le rinchiude in un sotterraneo. Kevin Wendell Crumb, l'uomo in questione, non sembra il classico maniaco da film (sporco, arrapato e frettoloso di recidere tendini e arterie); ossessionato dall'ordine e dalla pulizia, piuttosto inibito, promette persino alle ragazze che non le toccherà. Il problema è che quella voce non è l'unica ad abitare nella testa del rapitore, che di personalità ne ha almeno una ventina. Il corpo di Kevin è un palcoscenico, e volta per volta sotto i riflettori prende posto un attore diverso. Una brava psichiatra che segue il caso sembra conoscerli tutti uno per uno (hanno atteggiamenti, sguardi, e perfino allergie e disturbi organici diversi l'uno dall'altro), ma le sfugge la pericolosità di una nuova e terribile identità, chiamata "La Bestia"...

 

 

Questa, in sintesi, la trama di Split di M. N. Shyamalan che era molto atteso (complice anche l'ammiccante trailer) e non risulta affatto deludente. 

Il maggior pregio del film è la sua originalità rispetto agli altri thriller e horror che affrontano l'argomento "rapimento a opera di un maniaco". Di splatter c'è davvero poco; il risultato finale dei virtuosisimi recitativi di James McAvoy, bravissimo, è più divertente che spaventoso, eppure aggiungere una scena davvero sanguinosa sciuperebbe il film incrinandone la coerenza.

Che ne pensate di The Visit? Se vi è piaciuto non perdetevi Split: l'atmosfera che si respira, complici anche i due brevissimi flashback, è altrettanto cupa e morbosa.

 

 

Una psichiatra americana, Michelle Stevens ha scritto una lettera al regista (qui) in cui si lamenta del fatto che il cinema sembra aver dato il via a una vera campagna d'odio contro gli schizofrenici, chiamati a incarnare su celluloide, a partire dal vecchio Norman Bates, la quintessenza del Male (a parte A Beautiful Mind e Fight Club, però!). Chissà, forse questo non era proprio il film con cui prendersela: il personaggio interpretato da McAvoy è abbastanza umano e dignitoso, la sua malattia è una risposta ai terribili traumi che ha subito nell'infanzia. Da quello che si vede sullo schermo, addirittura, sarebbe persino difficile chiamarla malattia (capiamoci, Split è tutto meno che realistico): rappresenta addirittura una sfida alle possibilità umane, un possibile gradino verso il superuomo...

 

 

Parliamo ora della scena finale: personalmente la voglia di vedere il film mi è presa solo dopo che sono venuto a conoscenza della rivelazione che contiene. 

Volete evitare ogni possibile minimo spoiler? Se è così lasciate l'articolo adesso.

Altrimenti trovate tutto qua sotto, a vostra discrezione. Come vi pare.

 

 

Presente Unbreakable? Ci troviamo nello stesso universo narrativo, e McAvoy interpreta un altro della categoria dei "predestinati". Questo rovinerebbe la visione del film? Per me c'entra poco con gli sviluppi della trama, e, come dicevo, mi sembra invece un'ottima esca per spettatori.

Chissà se presto vedremo una pellicola in cui si incontrano di nuovo Willis, McAvoy, Samuel Jackson e magari decine di altri personaggi dotati di poteri speciali, il tutto girato con una cura dei dialoghi e della trama alla Shyamalan! Non sarebbe male. Troppo spesso "film di supereroi" vuol dire battute da tamarro, costumi aderenti, scarsa plausibilità: un gioco al ribasso che potrebbe essere evitato. Quando invece sentiamo che la questione "supereroi" viene affrontata da un punto di vista adulto e non puramente nostalgico (penso a Unbreakable, appunto, ma anche al dialogo finale di Carradine in Kill Bill volume 2, a V for Vendetta) c'è la possibilità che ne venga fuori un grande film.



scritto da: Andrea Berneschi, 25/03/2017


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