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A girl walks home alone at night (recensione)!

E' una brutta città, Bad City. Le donne sono sottomesse agli uomini (unica eccezione una ragazza molto ricca, che ovviamente non fa testo), nettamente divise in "rispettabili" e "prostitute"; come se non bastasse la tv bombarda il pubblico di messaggi sessisti. Gli uomini sono incapaci di vera comprensione, volgari, egoisti, violenti. Così una bella vampira che cammina sempre da sola non si fa troppi scrupoli nell'attaccarli e dissanguarli. Nel corso dei suoi giri notturni si imbatterà in un ragazzo che forse non merita di morire...

 

 

A girl walks home alone at night, girato dalla regista di origini iraniane Ana Lily Amirpour in una California del Sud che può passare benissimo per Medio Oriente, è un film incentrato su una predatrice silenziosa, molto simile a Under the skin di Jonathan Glazer, almeno per quanto riguarda il soggetto (in realtà è lo sviluppo di un cortometraggio dallo stesso titolo che la Amirpour girò nel 2011; non credo che i registi si siano influenzati a vicenda).

Fatto di silenzi e di sguardi, si regge sulla capacità recitativa della protagonista (una bravissima e bellissima Sheila Vand), e ci fa apprezzare il "mostro" immergendolo in un'umanità squallida e alla deriva (machismo, droghe a non finire, paranoia, decadenza). Gli ingredienti in più rispetto al capolavoro di Glazer sono una certa dose di ironia, la presenza di efficaci correlativi oggettivi (i pozzi di petrolio nel deserto, lo chador che si trasforma in un mantello da Dracula, gli orecchini, lo skateboard), un bianco e nero dal fortissimo contrasto e una bella colonna sonora.

 

 

La vampira iraniana nel suo appartamento, dismesso lo chador nero, ascolta musica occidentale (punk) e si veste come se fosse in un film della Nouvelle vague. Il protagonista è sempre in maglietta, jeans e ciuffo, alla James Dean. Forse si piacciono per questo, perchè sono entrambi outcast esterofili in una società che almeno all'apparenza tiene molto alla tradizione. O forse perché, mentre tutti gli altri sembrano aver perso ogni punto di riferimento, loro un'identità, per quanto sia difficile raggiungerla, almeno la cercano.

 

 

Gli attori sono quasi tutti iraniano-americani (c'è anche Marshall Manesh, caratterista di molti film d'azione e tassista nel video Hung Up di Madonna). Il film è da vedere per la bellezza delle scene e la capacità di rendere il sottotesto (la condizione della donna in Iran) in modo elegante e misurato. Può risultare un po' lento nel finale, ma che si tratti di un'opera d'arte è innegabile.



scritto da: Andrea Berneschi, 24/04/2016


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