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Luci e ombre di AQUARIUS (recensione)!

Non tutte le serie TV riescono a centrare completamente l’obbiettivo.  A volte hanno un problema che salta agli occhi fin dalla prima puntata, altre assistiamo a una progressiva degenerazione della qualità (True Blood), altre ancora c'è una cosa stonata, un solo ingrediente in più la cui presenza si sente pesantemente e rovina il sapore.  E' il caso di Aquarius, serie TV che parte da una buona idea, è girata molto bene, ma cade nell’errore più banale che i suoi ideatori potevano fare.

 

L’idea era  questa:  raccontare la vicenda di Charles Manson romanzandola, arricchendola di personaggi e  situazioni, con molti riferimenti al contesto storico e sociale.  Un po’ come facevano gli storiografi dell'antica Roma:  narravano gli eventi prendendo qualche distanza dalla verità storica e puntando invece sull’emozione.  L’errore è (come in The Walking Dead) quello di dilatare a dismisura i tempi.  Il diabolico Manson è una figura che rimane per la maggior parte del tempo sullo sfondo: per quello che abbiamo visto se ne sta in una comune hippie, maltratta alcune ragazze, spaccia droga e ricatta un avvocato.  Davanti ai nostri occhi, nel frattempo, scorrono casi legati alle tematiche che allora erano di attualità (razzismo, maschilismo, stupefacenti, etc.) e assistiamo all’evoluzione personale e professionale di alcuni poliziotti.  Manson è un personaggio dalle potenzialità molto forti, un po’ criminale, un po’ leader controculturale negativo, e soprattutto storico baubau dell'America (un cattivo “caotico”, tra Nerone e il Joker); a volte purtroppo, in questa serie, scade al ruolo di spauracchio che va messo in moto nei momenti di stanca per risvegliare l’interesse dello spettatore.  È vero che quando va in azione colpisce nel segno, prodigandosi in comportamenti violenti e soprattutto, assolutamente folli.

 


Aquarius ha altri pregi, che è doveroso sottolineare.  Vengono affrontati con competenza e grande capacità narrativa molti dei temi di attualità alla fine degli anni '60:  il razzismo e la lotta dei neri per l'emancipazione, la guerra del Vietnam, il maschilismo, il cambiamento nella mentalità verso una società più aperta.  Agli sceneggiatori va un encomio, perché se la sono cavata molto bene, e il compito che avevano era tutt'altro che facile.  Non basta inserire un paio di canzoni famose dell'epoca come sottofondo a una storia di sbirri e drogati, per avere gli anni ‘60.  Bisogna conoscere davvero quel periodo.  Documentarsi.  E loro lo hanno fatto, ricreando uno sfondo credibile, che non scade mai in caricatura o in citazionismo.  Il contesto è importantissimo per raccontare una storia come quella di Manson: se lo si tralascia, per esempio, non si può capire il perché delle sue deliranti teorie su una guerra imminente tra bianchi e neri in America.  La società, allora, attraversava un momento critico che aveva qualcosa in comune coi nostri tempi:  abbondavano i complottisti, i razzisti, l’odio, i gruppi di opinione che si facevano guerra tra loro con ogni mezzo.  Ecco:  Aquarius secondo noi li racconta in modo superlativo, quegli anni.  

 


Siamo di fronte, in conclusione, a una serie di ottimo livello ambientata negli anni’60, che incidentalmente ha tra i suoi personaggi un certo Manson.  Il che non sarebbe neanche male, se è questo che si vuole, intendiamoci.  Le puntate sono divertenti.  Gli attori sono molto bravi: specie David Duchovny, che non delude (e si riscatta dal ruolo di macchietta che aveva in Californication) e Gethin Anthony (il Renly Baratheon di Game of Thrones).  Il problema è nella sceneggiatura, dunque?  Più che altro è nel progetto di partenza della serie.  Non sarebbe stato meglio concentrare in un paio di stagioni tutta la vicenda di Charles Manson, compreso il processo alla Family?



scritto da: EL MUERTO, 14/08/2015


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