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Un 'road movie' di violenza e allucinazioni: DELIRIUM (recensione)!

Questo è un libro che sa di Cinema.  

Non è un caso, perché l’autore, Ivo Gazzarrini, è tutt’altro che nuovo al mondo della celluloide: ha firmato infatti le sceneggiature di tre film di Ivan Zuccon:  Bad Brains, Nymph e Colour from the Dark. Anche Delirium era nato come una sceneggiatura, poi è stato rielaborato per dare origine all’intensa novella (una settantina di pagine) che apre la serie Grindhouse, ideata dalla Dunwich Edizioni.

 

 

Scritto al presente, utilizzando frasi brevi e semplici, lo stile utilizzato da Gazzarrini può sembrare povero solo a uno sguardo distratto.  Si tratta di immediatezza, invece.  Di forza espressiva.  Di velocità.  Le brevi descrizioni degli ambienti, le precise caratterizzazioni psicologiche, i dialoghi (da manuale) formano un insieme molto superiore alla somma delle parti.  Chi si immerge in questa lettura (ma forse dovrei dire “visione”) ne esce con una netta percezione delle atmosfere, dei suoni, e (sarà anche la suggestione della splendida copertina) dei colori.

 

 

Protagonista è Luce, una pittrice tormentata che con l’aiuto delle amiche Rita e Mary intraprende un viaggio in auto nel deserto, alla ricerca della verità su se stessa.  Chi è davvero?  Perché la realtà a volte sembra sfaldarsi di colpo?  Perché i suoi incubi prendono vita?  È reale la mostruosa donna-falena che sembra seguirla in ogni suo spostamento?  

 

 

Appena varcate le soglie del testo il lettore riconosce le atmosfere scure e sensuali di un mistery;  poi si trova catapultato all’interno di un cruento road movie, che si snoda attraverso scene splatter, famiglie di cannibali, delitti allucinati e passioni non convenzionali.  Dopo aver attraversato questo caleidoscopio di sangue, degradazione e morte non potrà non apprezzare la rivelazione finale, la spiegazione che tiene tutto e non delude.

 

 

Le atmosfere di questo libro rimangono anche dopo la sua lettura, e fanno ripensare a quelle dei film che, come confessa Gazzarrini nella postfazione, lo hanno accompagnato in un loop durante la stesura di queste pagine allucinate:  Mulholland Drive (2001) e Strade perdute (1997) di David Lynch, più Dal tramonto all’alba (1996) di Robert Rodriguez.  Capolavori le cui suggestioni e i cui temi si proiettano sul testo, che le sa rielaborare e reinterpretare con sapienza.  Al punto che a lettura finita viene persino voglia di risentirsi le canzoni delle colonne sonore, come queste due, che si potrebbero benissimo adattare a Delirium

Può darsi che, sotto il tiro di queste suggestioni incrociate, a qualche regista venga l’idea di utilizzarlo per far nascere un bel film. A noi in fondo non importa più di tanto: il film l’abbiamo già visto, nitido e perfetto, durante la lettura.



scritto da: ANDREA BERNESCHI, 12/08/2015


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