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Ricordate la balena del videogioco Bubble Bobble?  Chi è nato negli anni ’80 o appena prima non può essersi perso una tale icona pop.  Se il draghetto spara-bolle ci metteva troppo tempo per finire un livello, questo piccolo cetaceo bianco con gli occhi rossi e le fauci scheletriche, chiaramente ispirato a Moby Dick (per i nerd, il suo nome era Baron Von Blubba), si materializzava in un punto qualsiasi dello schermo; da lì in poi si dirigeva lentamente, ma senza tregua, verso l’avatar del giocatore.  Se lo toccava, lo uccideva.

 

Un’idea non troppo diversa sta alla base del pregevole It Follows.  A dispetto delle immagini che circolano in rete, non è affatto un torture porn.  C’è una sola scena nella quale la protagonista è legata, e dura si e no cinque minuti.  Per tutto il resto del film, infatti, Jay deve scappare da una presenza soprannaturale che la segue, lentamente ma inesorabilmente.  Uno spettro invisibile a tutti tranne che a lei, dotato di forza sovrumana, e a cui piace mostrarsi sotto sembianze particolarmente morbose.  E se la prende, beh…

 

 

Partiamo dall’idea base del film, che è ottima.  Quale altro assunto paranoico potrebbe insinuarsi meglio nella parte più primitiva del nostro cervello?  C’è qualcosa che ci segue.  Può venire da ogni direzione.  Cerca proprio noi.  Se ci addormentiamo ci prenderà.  Il regista è in grado di sfruttare al meglio questo punto di partenza e di svilupparlo coerentemente, fino a ottenere un piccolo capolavoro.

Qualcosa ci segue. Cosa? Ognuno aggiungerà a piacimento un significato a questa immagine. Cos’è quel tizio che cammina inesorabile e muto verso di noi? La morte?  La vergogna? Il rimorso? La follia? Ognuno gli dia un nome. Gli stanno bene tutti.

 

 

Davanti a It Follows non si può non essere ottimisti sul futuro del genere horror. Si tratta di un film girato benissimo, perfettamente calibrato in tutte le sue parti, dalla colonna sonora, alla fotografia, agli interpreti, ai dialoghi (che con poche battute sanno costruire personaggi interessanti). Girato tra paesaggi urbani desolati e inquietanti, questo film non punta tanto sul sangue sparso quanto sulla creazione di un’atmosfera di paranoia e di tensione.  Un punto in più glielo diamo (di questi tempi ci vuole) perché non si tratta di un remake.  È vero, esistono L’invasione degli ultracorpi, la serie di Halloween, e anche, soprattutto,  Il colombre di Buzzati.  Ma il regista usa questi e altri ingredienti (non so se conosca il racconto di Buzzati, ma scommetto che gli piacerebbe) e li impasta in modo del tutto nuovo e saporito.  

 

 

Molto divertente! Consigliatissimo.



scritto da: ANDREA BERNESCHI, 28/07/2015


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