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Sangue, inseguimenti e canguri: WOLF CREEK 2 (recensione)!


Non è un brutto film il secondo capitolo della saga di Wolf Creek.  

 

Torna in azione Mick Taylor, il sadico serial killer a caccia di turisti isolati nell’outback australiano.  Tanto per cominciare non ci si annoia mai a seguire le sue gesta, e di questi tempi non è poco.  Ma si divertirà soprattutto chi non si aspetta niente di più che uno slasher di buon livello con cui passare una serata spensierata.  A chi conosce bene il genere, infatti, risulterà impossibile emozionarsi davvero.

 


Fu una scelta vincente, nove anni fa, quella del regista Greg McLean di creare un horror legato al suo territorio, che non scimmiottasse i parenti di oltreoceano.  La caratterizzazione del killer funzionava alla grande:  xenofobo, ignorante, scorretto, uno messo lì per ricordarci che anche se nelle nostre vite lo incontriamo raramente in una forma così evidente, il Male esiste, e se ne sta in agguato.
Purtroppo Mick, sempre interpretato dal bravissimo John Jarratt, è cambiato.  Rispetto al primo episodio della saga risulta essere un po’ troppo compiaciuto e sicuro di sé.  Per carità, è ancora abbastanza divertente e risulta credibile nel ruolo del cacciatore che conosce bene il suo territorio e uccide per sadismo.  Il problema è uno solo:  sembra che l’Australia sia sua, e che nessuno lo possa fermare.  Non si pone nemmeno il problema di essere scoperto.

Da serial killer realistico, che ha un lato umano addirittura simpatico, si è trasformato in una specie di Freddy Krueger dalla battuta pronta, sempre in agguato, che non lascia vie di scampo.  Dopo un po’ quel ghigno e quelle storpiature linguistiche da redneck risultano insopportabili, a meno che lo spettatore non scelga di tifare spudoratamente per lui, di osannarlo senza se e senza ma come una groupie scatenata.  Il film è stato girato tenendo soprattutto conto del suo punto di vista, anche perché le psicologie degli altri personaggi non solo nascono povere, ma sono destinate a sgretolarsi nelle sue mani.  

 


Il livello di splatter è alto, e le trovate in questo senso sono efficaci (a parte la scena coi canguri, che non sto a raccontare).  Non manca qualche sorpresa nel finale.  

Gli inseguimenti (molti di quali automobilistici) sono belli ma poco emozionanti:  rischiano di portano la vicenda al livello dei cartoni di Wile E. Coyote e Road Runner.  I paesaggi australiani oltretutto non sono troppo diversi dai canyon tra cui si rincorrono il coyote e l’uccello corridore.  

 


Per concludere, Wolf Creek 2 dà sicuramente qualche soddisfazione, ma non si tratta di uno dei migliori horror del 2014, e di sicuro non raggiunge i livelli qualitativi del primo episodio.  Peccato.

Se proprio un capitolo 3 dev’essere fatto, crediamo che possa anche venirne fuori qualcosa di interessante:  c’è però un certo rischio che il protagonista diventi definitivamente una macchietta.





scritto da: ANDREA BERNESCHI, 26/01/2015


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