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CON GLI OCCHI DELL'ASSASSINO (recensione)!

Con gli occhi dell’assassino (Los ojos de Julia) narra la storia di due sorelle gemelle (entrambe interpretate da Belén Rueda) affette da una malattia degenerativa agli occhi. Quando Julia troverà Sara impiccata nello scantinato della sua casa, comincerà un’indagine personale volta a scoprire cosa realmente c’è dietro al suicidio della sorella.

 


Dalla seconda metà degli anni ‘90, grazie alle opere di registi come Jaume Balagueró, Paco Plaza e Alejandro Amenábar, il cinema spagnolo ha fatto innamorare le platee mondiali grazie a nuovi concept di generi a cavallo tra horror, mistery, thriller, ghost story e fantastico. C’è di che stupirsi se si pensa che la penisola iberica era fino a pochi anni prima considerata la patria di un cinema secondario, mai in grado di competere con le più interessanti produzioni straniere.
Con Los ojos de Julia, Guillem Morales attinge a schemi derivati da un cinema nostrano, come quello di Dario Argento e Lucio Fulci (l’ossessione per la trafittura degli occhi pare proprio ereditata da quest’ultimo), più che alla sua strabiliante corrente di appartenenza. E lo fa con successo.

 

Con gli occhi dell’assassino è un thriller teso e ansiogeno, ben confezionato, grazie anche al produttore/mentore Guillermo del Toro. L’atmosfera cupa e le tonalità scure, marchi di fabbrica dei nostri amici spagnoli, fanno da contorno ad una storia greve e malinconica, sulla quale non brilla luce di speranza. Nemmeno negli occhi della bellissima Belén Rueda (già protagonista di El orfanato - The Orphanage, sorta di remake di The Others in salsa ajiaceite):  per una buona metà del film saranno coperti da una benda, e lo spetattore sarà trascinato con lei, senza poter vedere il volto dei personaggi, al centro del mistero sapientemente gestito dal regista.

Il merito di quest’ultimo, in particolare, è quello di saper creare, senza ricorrere a troppi trucchi, una forte tensione vera, vibrante, il cui culmine è rappresentato dalla stupenda sequenza in cui Julia si finge non vedente di fronte all’assassino. Degna di nota anche la surreale scena dello spogliatoio all’interno dell’istituto Bauman, che riporta alla mente il Carrie di Brian De Palma.

Il film non manca di scene splatter ben fatte, tra cui una iperdettagliata iniezione oculare. Buona, non eccellente, la prova degli attori tranne quella di Lluis Homar, televisiva e scontata.

 


A tutti i lettori di Filmhorror va dunque il consiglio del sottoscritto di andare subito a recuperare questo piccolo, bell’oggetto di cinema datato 2010.




scritto da: LORENZO CENTENI ROMANI, 05/01/2015


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