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Come aspettare la fine del mondo: THESE FINAL HOURS (recensione)!

Un meteorite caduto sul Nord Atlantico provoca col suo impatto una "tempesta di fuoco" che estinguerà la vita sulla Terra nel giro di 12 ore.  L'Australia è l'ultima nazione che verrà colpita. Nell'isola il giovane James lascia la sua amante Zoe, incinta, per dirigersi verso un rave apocalittico dove istupidirsi a forza di alcool e droghe.  Mentre guida per le strade sconvolte dalla follia, ascoltando la voce di un Disk-Jockey che tiene il conto delle zone del pianeta che vengono distrutte, incontra qualcosa che gli farà cambiare idea.

 


Quando la fine è certa, come la si aspetta?

Gli autori che hanno tramandato la descrizione delle epidemie europee di peste ci descrivono un'umanità nettamente divisa tra quelli che si danno alle orge, nel tentativo di godersi il più possibile gli ultimi istanti, e quelli che si affidano alle preghiere e al pentimento.  Più o meno le stesse reazioni che l'umanità ha in questo film, anche se alla religione si preferisce ormai il suicidio, di singoli o di famiglie.  

La grande festa piena di sesso e droga lascia un forte sapore di cenere e isteria, e l'uccidersi aggiunge solo squallore alla fine che sta comunque arrivando.  Sarebbe meglio avere la forza di stare da soli in una stanza, contemplando questa realtà per gli ultimi minuti in cui ci è concesso farlo.  E c’è una cosa ancora migliore da fare, quando è possibile:  diminuire il dolore di qualcun altro.  

 

 

Sembra un messaggio scontato?  Secondo me è molto profondo.  Ci sono dei casi in cui sappiamo che le nostre azioni non potreranno a niente, eppure continuiamo a impegnarci.  Far passare meglio una giornata a un malato incurabile o a una persona affetta da malattia mentale (che il giorno dopo si sarà scordato tutto) è inutile?  C'è qualcosa di più importante che lottare contro il dolore?  Ognuno avrà le sue risposte.

 

 

Non è per niente male questo These final hours se nella sua semplicità fa riflettere su questi temi etici.  La luce che getta sul genere umano è inquietante (ogni spettatore di horror e di sci-fi apocalittica se lo aspettava), ma conferma che non siamo tutti dei mostri, e che il cinismo non è dovuto ma è sempre una scelta.

 

 

Gli attori sono ottimi:  più che il protagonista Nathan Phillips (già visto in Wolf Creek) spiccano la ragazzina Angourie Rice, Jessica de Gouw e Kathryn Beck (le due fidanzate di James).  C'è anche una parte riservata all'attore che sembra faccia apposta a comparire in tutti i film australiani degli ultimi anni che funzionano alla grande:  Daniel Henshall (SnowtownThe Babadook), qui con inedita cresta punk. 

Non mancano le scene d'azione e i momenti di forte suspense, risultato non facile da ottenere quando lo spettatore sa in partenza che alla fine del film i personaggi saranno tutti morti.  Eppure il regista Zak Hilditch ci riesce alla perfezione.

 

 

Molto bello:  da vedere.



scritto da: ANDREA BERNESCHI, 04/01/2015


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