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Una spirale di follia: THE LIVING AND THE DEAD (recensione)!

James (Leo Bill) è affetto da sindrome maniaco-depressiva. Vive in un austero maniero con la madre Nancy (Kate Fahy), che è costretta nella sedie a rotelle da una terribile malattia e con il padre Donald (Roger Lloyd Pack), un ricco signore oramai sull'orlo della bancarotta. Quando Donald si assenterà dalla villa per impegni lavorativi, James prenderà possesso della casa e della vita della madre.

 


Scanso agli equivoci: The Living and the Dead non è un vero e proprio horror. Traggono in inganno il titolo, la copertina e la tagline studiata dal distributore italiano;  spesso viene spacciato per tale, anche al di fuori dei confini nazionali. Dell'horror incarna però alcune caratteristiche visive (una su tutte un certo utilizzo del sangue) ed è più che altro l'idea del regista Simon Rumley che riesce a fare paura:  la malattia mentale come forza acceleratrice della spirale di degrado dei protagonisti.

 

Non è un soggetto nuovo quello di Rumley (basti pensare a Spider di David Cronenberg, magnifico esempio del filone), tuttavia è degno di apprezzamento l'onestissimo lavoro che sta alla base del progetto. Il regista, che ha dedicato il film ai genitori deceduti a breve distanza l'uno dall'altro, ha preso spunto dai lavori di David Lynch e Samuel Beckett. Che quest'ultimo sia stato influente si percepisce chiaramente: lo scrittore irlandese ha infatti posto il dramma esistenziale al centro del suo teatro dell'assurdo e molte delle sue opere sono permeate da un'atmosfera di umana decadenza. Il voluto taglio teatrale si concretizza in una regia misurata con abbondanza di suggestive inquadrature fisse (almeno per i primi 60 minuti di pellicola, oltre i quali la camera si smonta e le inquadrature seguono l'evolversi più action della storia) ed una selezione di attori provenienti dal mondo del teatro. Questi ultimi si rivelano tutti ottimi, ma spicca Leo Bill (lo abbiamo già visto in 28 giorni dopo) che fornisce una performance impegnata ed efficace. Eccellente la fotografia.

 

The Living and the Dead è un film raffinato per un pubblico raffinato e sensibile. Non è certamente un capolavoro ma è un film buono e autentico, paresse poco.

L'evidente maestria tecnica di Rumley non lo salva da una forte caduta di stile, rappresentata dalla scena centrale della visione di James, che rasenta quasi il ridicolo. Ottima invece la pulsazione nevrotica delle scene in parallelo tra James e Donald, le quali fanno presagire l'inaspettato incontro di quest'ultimo col suo crudele destino.   Se ne consiglia la visione in lingua originale, risultando il doppiaggio italiano troppo lucido e pulito, sostanzialmente non buono.




scritto da: LORENZO CENTENI ROMANI, 07/12/2014


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