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MANHUNTER (recensione): il primo film sulla figura di Hannibal Lecter!

Tre anni dopo aver lasciato il corpo di polizia, Will Graham vive in una casetta in riva al mare con la famiglia.  Improvvisamente riceve la richiesta da parte di un vecchio collega di tornare per aiutarlo a catturare un killer che agisce nelle notti di luna piena ed ha già ucciso due intere famiglie. Dotato di sesto senso, Graham non ha mai utlizzato sistemi convenzionali per scovare gli psicopatici. Al contrario, ha sviluppato un metodo pericoloso per la sua stessa salute mentale poiché gli consente di essere accettato dalle persone squilibrate edi trovare una pista che lo conduce all'assassino.

 

Il primo film dedicato ai personaggi creati da Thomas Harris e divenuti successivamente noti a tutti con il successo de “Il Silenzio Degli Innocenti”.

 

Capolavoro indiscusso, MANHUNTER ha non solo aggiunto spessore al genere, ma senza dubbio influenzato un’intera generazione di cineasti e non. L’impianto narrativo è ancora classico, il bene contro il male, il poliziotto contro l’assassino. Ma qui c’è l’atmosfera a fare da vetta. Noir, paranoica e a tratti quasi onirica, è sorretta da un montaggio non lineare che acuisce volutamente il non detto. 

 

La visione del male è in MANHUNTER il concetto portante, perfettamente simbolizzato dagli occhi della vittima che divengono specchi dove ognuno può veder riflesso il proprio lato oscuro e sentirsi in qualche modo colpevole.  

Compreso l’agente Graham.

 

Notevole è il ritmo e ottima è la prova degli attori, con un William Pettersen in forma smagliante e reduce da due capolavori noir come Strade Violente e Vivere e Morire a Los Angeles.

Brian Cox nei panni di Lektor (che successivamente sarebbe diventato Lecter) ha il carisma giusto per dare una dimensione meno egocentrica del perfido medico psichiatra. Del resto la sua presenza in scena è decisamente ridotta rispetto a quella di Hopkins nel remake Red Dragon.

Indimenticabile la sequenza della carrozzella infuocata.

 

Film assolutamente da vedere.

 

Curiosità numero 1: MANHUNTER fu un clamoroso flop al botteghino pregiudicando la carriera di William Pettersen che sembrava destinato a un radioso futuro. Il film è stato rivalutato dopo un decennio e Pettersen ha raggiunto la fama nel 2000 con CSI – Scena del crimine.

 

Curiosità numero 2: il  film elude la scena della cattura di Lecter che viene semplicemente raccontata al telefono da Graham.

 

Curiosità numero 3: nella versione italiana per esigenze di adattamento il serial killer viene soprannominato “dente di fata” mentre nell’originale è “fatina dei denti”.



scritto da: Francesco Cortonesi, 29/09/2014


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