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Altissimi incassi, bassa qualità: WORLD WAR Z (recensione)

Una spaventosa epidemia sta contagiando una dopo l’altra tutte le nazioni del globo:  gli infetti perdono la loro volontà individuale e si trasformano in creature prive di senno pronte a mordere freneticamente tutti i sopravvissuti che incontrano.  Gerry Lane, ex funzionario delle Nazioni Unite ormai dedito solo alla sua famiglia, dovrà tornare sul campo e girare mezzo mondo (Corea, Israele, Inghilterra) alla ricerca di una cura per la malattia che rischia di sterminare del tutto il genere umano.

 


Il romanzo di Max Brooks da cui è stato tratto questo film ha entusiasmato i suoi lettori per almeno tre motivi:  la forma è originale (una sorta di documentario fatto di inchieste, interviste e testimonianze dirette), l’atmosfera è tesa e sono divertenti gli esiti fantapolitici scatenati dall’epidemia (ogni paese affronta l’emergenza in modo diverso:  la Russia si trasforma in una teocrazia, Cuba diventa uno dei paesi più ricchi del mondo, in Cina scoppia una rivolta democratica).  Il film di Forster, incredibilmente, non accoglie nessuno di questi tre elementi.

 


Il primo tempo è sufficientemente interessante e ricco di tensione, e di per sé non sarebbe da buttare via.  Gli “zombie” (anche se in realtà si tratta di esseri umani vivi contagiati dal morbo) sono molto veloci (al punto che sembrano in gara con quelli del capolavoro 28 giorni dopo).  L’effetto della loro fuga genera degli stampede veramente degni di nota;  si riversano nelle strade delle metropoli come una sorta di “macinato umano”, un effetto mai visto prima e che farà provare brividi a tutti gli spettatori che soffrono di una latente agorafobia.  La suspense è buona, sembra un dignitoso giallo spionistico di respiro internazionale, incentrato sulla caccia al colpevole.  Chi sarà lo scienziato responsabile dell’epidemia?  Con quale perverso scopo l’avrà progettata?  Il secondo tempo è molto diverso:  lo sceneggiatore David Lindelof riscrive il finale (che era stato già girato!) in modo sciatto e banale, rovinando del tutto il film.  Mancano la tensione, il senso della fine imminente, la dimensione etica, manca insomma tutto quello che ci deve essere in un film di zombie.  I difetti che il buon ritmo del primo tempo aveva coperto emergono impietosamente:  i personaggi, fuori dalle scene d’azione, sono piatti (la famiglia Lane è del tutto insignificante) e quindi è impossibile ci sia vero pathos;  il trucco degli zombie è un po’ meglio di quello di Io sono leggenda, ma non eccelso.  Lo splatter latita. 

 


Il libro era incentrato sulle conseguenze sociali e politiche dell’epidemia, rappresentava un approccio al tema inusuale che andava mantenuto;  la scelta di portarlo sugli schermi trasformandolo nell’ennesimo innocuo  blockbuster è incredibilmente miope e pavida.  Wolrd War Z è un’occasione mancata.  

 


Il film avrà anche ottenuto il miglior incasso di sempre tra i film sugli zombie (oltre 500 milioni di dollari) e anche il miglior incasso tra i film di Brad Pitt (probabilmente è il peggiore in cui compare!), ma per il suo finale vuoto e la sua mancanza di coraggio, si merita una stroncatura.

 

Molto deludente.



scritto da: Andrea Berneschi, 09/09/2014


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