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TERRA DI MORTE: l'orrore del KKK nel romanzo di KW JETER!

Il postino suona sempre due volte è sicuramente uno dei migliori noir mai scritti: storia di torbide passioni e di delitti ma anche spaccato crudo sull’America della Grande Depressione, un affresco storico che va oltre i confini assegnati ai generi popolari. E’ palese come l’autore di TERRA DI MORTE, KW Jeter (conosciuto non tanto per le sue saltuarie frequentazioni horror – comunque assai valide - quanto per la sua massiccia produzione nell’ambito della fantascienza) abbia avuto in mente il classico di Cain nella stesura del suo romanzo: che è fondamentalmente una storia dell’orrore ma a farle da cornice troviamo un’attenzione realistica per l’ambientazione, i personaggi e i risvolti sociali degna di un Zola o un Verga. L’orrore soprannaturale fa capolino quasi timidamente, per esplodere nel macabro finale; quel che risulta agghiacciante nel libro di Jeter è innanzitutto l’orrore reale, fatto di miseria e degrado morale. 

 

La “terra di morte” che dà il titolo all’opera è la California della Grande Depressione, che della solarità da spot per agenzie viaggi non conserva nulla: gli aranceti sono il muto palcoscenico della cattiveria umana, fra raid punitivi del KKK, linciaggi, sfruttamento dei lavoratori e vagabondi disposti a tutto per sopravvivere. In mezzo a tanta brutalità si consuma la relazione adulterina del protagonista con una dark lady decisamente fuori dal comune: una ragazza di campagna, legata a un proprietario terreno di dubbia moralità, che possiede la strana facoltà psichica di trasferire la propria mente in organismi defunti e restituire loro una parvenza di vitalità. Ci si sarebbe potuto aspettare che la vicenda scivolasse verso l’horror più cruento, con zombies e grand guignol sbandierato; ma a Jeter non interessano simili espedienti, la storia prende una piega noir con tanto di complotto da parte dei due amanti diabolici per sbarazzarsi del marito di lei e mettere le mani sulle sue ricchezze.

 

Come sempre accade nelle crime stories, la situazione precipiterà e niente andrà come i due avevano pianificato; scorrerà il sangue ma non ci saranno vincitori, solo sconfitti. E la strana facoltà paranormale della donna esploderà in tutto il suo potenziale tenebroso, trasformandosi simbolicamente in una tangibile personificazione del Rimorso che di tutti i mostri è il più implacabile e non fa prigionieri. Una storia crudele per un horror che di convenzionale non ha nulla, praticamente ignorato dai lettori italiani quando, negli anni 90, fece capolino dagli scaffali delle nostre librerie per una collana Mondatori.

 

Recuperatelo, ne vale la pena.



scritto da: Corrado Artale, 03/11/2013


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