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RAFFAELE PICCHIO: intervista settembre 2010

Raffaele Picchio su Voci dal Profondo: il cinema dell'orrore raccontato dai protagonisti. 

L'intervista che segue è stata fatta nel settembre del 2010, poco prima dell'uscita di MORITURIS.

 

Ho conosciuto Raffaele Picchio nel 2008 sul forum di Nocturno. Si firmava (e si firma ancora!) Charlie Altamont. Ogni tanto ci siamo anche incontrati a qualche festival, ma sempre di sfuggita. Picchio mi è simpatico. Ha senso dell'uomorismo, ha una conoscenza del cinema di genere quasi enciclopedica, è lontano anni luce da certi atteggiamenti da "prima donna" che molti registi italiani sfoggiano quasi fosse una seconda pelle e, anche se non gliel'ho mai chiesto (mi prometto di farlo la prossima volta!) ho il sospsetto che concordi anche lui sul fatto che "tutta l'arte è completamente inutile"...

 

F.C.: Allora, Raffaele, cominciamo dal principio: so che hai studiato all'Istituto di Cinematografia e Televisione Roberto Rossellini a Roma. Quali esperienze cinematografiche hai fatto in quel periodo?

 E sopratutto cosa hai fatto prima di Morituris?

 

R.P. Sinceramente nessuna in particolare se non stage in reti private tremende come schiavo che francamente non mi hanno dato granchè dal punto di vista "didattico" se non incrementare maggiormente la mia avversità verso il mondo televisivo che reputo disgustoso sia per quello che propone che per i meccanismi di cui è composto. Le scuole di cinema hanno senso solo se si ha la capacità di cogliere quello che in realtà "non" insegnano. L'istituto cine-tv, che è una scuola pubblica ed è fondamentalmente un liceo professionale, mi è servito per una fondamentale crescita personale culturale-generale che non è necessariamente correlata alla voglia di fare cinema, che esisteva da tempo ben precedente alla mia scelta di iscrivermi alla scuola

F.C. Come sei arrivato a fare Morituris?

 

R.P. Purtroppo qui in italia il cinema come industria è un cadavere ormai putrefatto. Se pensi che a cinecittà ci sono i studi del grande fratello e i muri sono imbrattati di frasi scritti da fan imbecilli è una fotografia abbastanza limpida della situazione. La scuola mi ha portato a trovare contatti con il mondo della tv e così ho fatto lo schiavo in service vari e troupe eng fino al punto che, schifato da questo mondo, sono finito per tre terrificanti anni a fare l'edicolante nel tentativo disperato di poter riuscire ad alzare qualcosa per realizzare almeno un cortometraggio.Ed è così che un giorno insieme a tiziano martella, che di morituris ha curato l'aspetto gladiatori, mentre si era alla ricerca di una location per un cortometraggi ispirato ad una storia di thomas ott ci siamo imbattuti in questo circolo romano storico con una vetrina piena di armature di gladiatori. Erano pazzesche,inquietanti e minacciose. Ci siamo guardati e l'idea è nata da se esplodendoci in testa. Ovviamente oltre un abbozzo di quello che grossomodo poteva essere la storia non avevamo granchè da sviluppare ed è così che, proprio grazie al forum di nocturno, conosco gianluigi perrone con il quale entro subito in sintonia. Così dopo varie chiaccherate alcoliche e non, è riuscito a trovare quell'elemento mancante che ci voleva scrivendo così una sceneggiatura che racchiudeva esattamente quello che ci eravamo prefissati di fare con questo film. C'era solo un problema. Dovevamo trovare i soldi per farlo. Ed è così che si decidono di girare dei teaser trailer in hd che fondamentalmente servivano solo per darci un idea tecnica di quello che poteva uscire fuori, sono stati messi online e sono piaciuti.Sono piaciuti al punto che sentivavamo il bisogno di fare qualcosa di più del prodotto simil-amatoriale fanzinaro. Ed è così che io e gianluigi dopo aver madato a fare in culo un produttore ladro di quelli che vivono divorando carcasse di morti di fame vogliosi di fare cinema, ci siamo intenzionati a mettere in gioco tutto quello che avevamo per fare il meglio possibile e sopratutto in assoluta indipendenza.Con l'ingresso di due miei amici, vincenzo manzo e piero santagostino, ci siamo trovati nelle condizioni di poter fare una società e gestirci noi i nostri capitali facendo così l'impossibile senza neanche renderci conto bene di quello che sarebbe successo: eravamo produttori e ora nonostante sciagure e disgrazie siamo qua, quasi alla fine di un avventura (incubo) che ci ha portato via quasi tre lunghi anni...

 

F.C. Le vostre difficoltà produttive sono una storia tanto classica quanto tragica. Come mai tanti loschi figuri sono ancora in giro secondo te?

 

R.P.Realizzare un film è come combattere in un conflitto e Samuel Fuller diceva che l'univa vera gloria in una guerra è sopravvivere. I loschi figuri ci sono sempre stati e sempre ci saranno e non sono che un sassolino in quello che è il processo produttivo di un film. Realizzare un film, sopratutto se è l'esordio significa mettere in gioco ogni cosa, sapere che ogni passo che si fa può essere quello sbagliato, è un continuo andare a sbattere contro muri quasi invalicabili: puoi tentare di abbatterli, di scavalcarli ma inevitabilmente ci sbatti contro. E la vera forza sta nel sapersi rialzare e continuare quello che si era prefissati. Piangere addosso al sistema di merda o dare le colpe all'evoluzione dei tempi lascia abbastanza il tempo che trova. Se si decide di percorrere una strada nuova non si può pensare che questa sia in discesa e bisogna solo essere motivati e non fermarsi mai davanti a nessun ostacolo, anche quando questo sembra insuperabile.Saper sopravvivere è l'unica cosa che conta, il resto è solo fumo.

 

F.C.  Eppure forse qualcosa si sta muovendo negli ultimi tempi. Che ne pensi della situazione attuale del cinema di genere in Italia?

 

R.P. In italia manca proprio la radice: non c'è più l'industria del cinema. Si producono pochissimi film e quei pochi che si fanno o sono insuccessi o sono commedie che attualmente è l'unica cosa che fa incassare in italia. E la commedia in un certo senso è un "genere" e quindi si può dire che il "genere" in italia è quello che ancora tira di più. Mi dirai che manca una varietà di scelta: non ci sono abbastanza film horror, non esistono più film di guerra, il western è andato, ma anche il cinema "impegnato" è ormai in coma irreversibile. E' un problema che investe tutti. Per fortuna ci sono abbastanza folli che mettono in gioco ogni cosa e che credono che l'alternativa è possibile.E come facevi notare, ultimamente pare che queste grida di fondo qualcuno forse comincia ad ascoltarle. Che i folli siano solo inguaribili sognatori o nuovi pionieri solo il tempo lo potrà dire.  

 

 

F.C. Credi che ci sia un pubblico effettivo per quanto riguarda l'indie di genere in Italia? Intendo film super low budget gestiti senza bisogno di finire nelle maglie delle pseudo produzioni di cui parlavamo prima?

 

Lavorare senza soldi fa schifo. E fa schifo a tutti, inutile romanzarci sopra. C'è una tendenza di alcuni quasi masturbatoria a crogiolarsi nel proprio piccolo mondo come se lavorare così sia bello e sinonimo di libertà. E' assolutamente sbagliato. Essere indipendenti non significa realizzare film poveri, significa avere libertà di realizzare quello che ci si era prefissato. Ci sono film di milioni di dollari che sono indie, molto più di tanti prodotti super low budget italiani. Un film è un film ed il pubblico di massa non fa distinzione tra povero e ricco, vede quello che passa il convento e se questo rientra in certi canoni di aspettativa (che possono essere sinceri quanto pilotati da campagne di marketing) allora va bene, sennò è merda. Il circuito chiamiamolo "indie super low budget" è una palestra enorme, l'unica che vale davvero la pena provare per capire cosa significa realizzare un film e spesso escono fuori anche prodotti ottimi, si crea un interesse intorno tra festival e riviste di settore, ci si scontra con tutta quella nicchia di gente più o meno interessata al fenomeno, ma alla fine l'unica vera prova del nove è con IL PUBBLICO vero, la massa e quella non fa differenza tra cinema povero e cinema ricco. Non esiste il pubblico low budget, esiste un solo pubblico che conta ed è l'unico che decide se sarà un successo o meno. Qui in italia manca il cinema nel senso più assoluto del termine e quando ti butti in un oceano tale è come giocare alla roulette russa: sai che per la maggior parte dei casi finirà male, ma la possibilità che quello davanti a te ceda per primo è sempre possibile.

 

F.C. Chiaro. Toglimi una curiosità, quanto è costato alla fine Morturis?

E lo avete prodotto tutto con i vostri soldi o alla fine qualcuno è subentrato nel progetto?

 

R.P. Come ti ho detto con l’ingresso di Gianluigi di Vincenzo e di Piero siamo diventati noi stessi una produzione curando ogni parte del film personalmente, investendo ogni volta tutto quello che potevamo per ottenere sempre il meglio per il bene del film. Morituris è indipendente al 100% e ci è costato sacrifici enormi e fatiche incalcolabili. Sono tre anni che si lavora continuamente e vediamo il film mutare sotto i nostri occhi ogni volta.  

 

F.C. Ultima domanda: qual'è il futuro di Morituris

 

R.P. Manca pochissimo al termine della post produzione video ed ovviamente seguiremo il classico iter promozionale in giro per festival prendendo nuovi contatti e magari maturarne altri che abbiamo gia preso..Solo il fato può rispondere a questa domanda….

 

                      

 

 

 





scritto da: Francesco Cortonesi, 17/12/2012


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