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BELA LUGOSI: IN BREVE...

Benvenuti su Oltretomba, ma anche benvenuti a Hollywood, California, fino a qualche tempo fa terra degli indiani Chauenga e Cherokee e oggi regno dello showbiz!

 

Lo sappiamo, tutta la storia è piena di se. Ad esempio se a suo tempo tutta quella gentaglia bianca se ne fosse rimasta al di qua dell’oceano, gli indiani avrebbero continuato a cavalcare tranquillamente nelle loro verdi praterie e a cercare il Grande Spirito, senza finire umiliati, impiccati e a calci in culo infilati in una riserva. Ma a conti fatti quanto sarebbe durato? Del resto l'uomo bianco di oggi in quanto a civiltà, non è certo migliorato un  granché. Sia come sia Chauenga e Cherokee non potevano proprio sospettare che dentro quel carro proveniente da chissà dove, i coniuigi Wilcox, i primi bianchi a passare da quelle parti, portassero insieme ai loro quattro stracci, una maledizione grossa come Manitù in persona.

 

Non potevano immaginare infatti che di lì a poco le verdi praterie avrebbero lasciato il posto a ville sontuose e strade circondate di palme. Non potevano sospettare che sarebbe nata lì la Mecca mondiale del cinema.

Così come Bela Lugosi, dall’Ungheria, non poteva sospettare che Hollywood si sarebbe trasformata per lui in una Transilvania edulcorata, plastificata e grondante quattrini che avrebbe finito per stringerlo in un abbraccio mortale, preceduto da baci di puro delirio.

Bela Blasko sbarcò negli Stati Uniti verso la fine del 1921 e la prima cosa che gli venne in mente fu quella di cambiare immediatamente il suo cognome con Lugosi, in riferimento alla città dove era nato, Lugos appunto. Il Diabolico Conte impiegò due anni per raggiungere Hollywood e poco meno di uno per diventare una stella di Broadway, grazie naturalmente alle sue indubbie capacità tecniche che lo avevano reso famoso nella vecchia Europa, a Berlino e in Ungheria. E chi se lo sarebbe aspettato che quel personaggio allampanato e affascinate, incapace di imparare anche i minimi rudimenti della lingua inglese, fosse in realtà un attore versatile e in grado di interpretare una moltitudine di ruoli? Nessuno se lo sarebbe aspettato e così fu, perché Hollywood ci mise un istante a imprigionare il signor Blasko aka Lugosi nel ruolo del vampiro. Bela, dal canto suo, al vampiro aprì in buona fede le porte della sua mente, ignorando il fatto che invitare in casa i vampiri può essere molto pericoloso. Specie se si tratta di Dracula in persona.

 

Sul momento però Dracula, come un diavolo capace di regalare un desiderio prima di venire a riscuotere l’anima, si rivelò una miniera d’oro, permise a Lugosi di dargli l’aspetto che preferiva e senza fare rumore cominciò a succhiargli anima e cervello.

Chissà cosa devono aver pensato i produttori della Universal quando Lugosi optò per vestire il proprio personaggio in frac, rinunciando per di più agli aguzzi canini?

 

Diffcile dirlo, ma è facile intuire che i loro pensieri in proposito furono offuscati dal fatto che, a suon di lettere di ammirazione, Lugosi era riuscito ad ottenere dalla vedova Stoker i diritti di sfruttamento dell’opera del marito per soli quarantamila dollari, quando la richiesta iniziale e considerata “non trattabile”, era di duecentomila.

Il frac funzionò a meraviglia e in poco tempo Lugosi divenne una vera icona di Hollywood, si comprò un castello sulle colline con sole quattro finestre (una per lato) lo popolò di pipistrelli e cominciò ad aggirarsi per il Boulevard proprio come la gente lo voleva vedere. Vestito da vampiro.

Con lo scoppio della guerra Lugosi trovò il modo di dare il proprio contributo alla nazione ( era diventato ufficialmente cittadino americano nel 1931) utilizzando la propria immagine in spettacoli teatrali e pellicole tendenzialmente di propaganda come “The mark of the Vampire”.

 

E mentre la maledizione della guerra allargava la propria ombra al mondo intero, il vampiro iniziò a chiedere a Lugosi il proprio tributo.

La fine del conflitto riportò a casa migliaia di americani mutilati nel fisico e nella mente e Lugosi andò, senza aver combattuto, ad aggiungersi velocemente a questi, sprofondando in poco tempo nella dipendenza da morfina.

Meno di tre anni dopo, le luci della ribalta si erano ormai spente e Lugosi aveva cominciato ad interpretare il vampiro anche fuori dello schermo. Fu la parodia di se stesso a farlo approdare alla parodia nello schermo. Finì ad interpretare ancora una volta il vampiro in un film di Gianni e Pinotto intitolato “Abbott and Costello meet Frankenstain”.

Poi fu il turno di Las Vegas.

E dei night club.

Ormai la maledizione del vampiro aveva vinto e Bela era schiavo.

 

A provare a resuscitarlo ci pensò Ed Wood con il film “Bride of the monster” e fu nello stesso anno che Lugosi si fece ricoverare in clinica per disintossicarsi. I film di Ed però sul momento non furono apprezzati e come spesso succede la gloria arrivò in ritardo per salvare entrambi. Quando era in ospedale, mentre guardava la televisione, ancora una novità, per l'epoca, disse a un giornalista che era lì per intervistarlo: “Mi si dovrà spiegare perché sono ritenuto pazzo per il solo fatto di credermi il Conte Dracula, dal momento che l’intero mondo che voi mi mostrate attraverso questa scatola si rivela molto più assurdo e più folle di quanto possa essere io”.

Nonostante le cure, e il quinto matrimonio con un impiegata addetta la montaggio, Lugosi lasciò la nostra dimensione il 16 agosto 1956.  Lugosi si fece seppellire con il mantello da vampiro.

La leggenda vuole che Peter Lorre, vedendo Lugosi disteso nella bara, abbia detto a Boris Karloff " Che dici, Boris, dobbiamo piantargli un paletto nel cuore?”.

 

Bela Lugosi, che ci crediate o meno, mi visita quasi ogni notte.

E’ un amabile persona o più precisamente un perfetto vampiro e spesso mi racconta di quando sul letto di morte esclamò : “Io sono il conte Dracula, io sono il re dei vampiri, io sono immortale”.

Ci facciamo sempre delle grosse risate insieme.

Mi piace come persona e quando arriverà quel giorno, spero di finire dalle sue parti.

 

Nell’attesa, beh,  ci vediamo in sogno vampiro.



 





scritto da: Francesco Cortonesi, 15/11/2012


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